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Home Cronaca Caserta

Le mani del clan dei Casalesi sulla distribuzione della mozzarella in provincia di Caserta

Secondo quanto emerso dalle indagini, inoltre, i caseifici della Penisola Sorrentina erano obbligati a rifornire di prodotti le aziende riconducibili al gruppo criminale, che avevano il monopolio delle consegne

Giuseppe Cerreto di Giuseppe Cerreto
10 Giugno 2021
in Caserta, Cronaca

Alle prime luci dell’alba i carabinieri del nucleo investigativo di Caserta, nell’ambito di un’articolata indagine condotta dalla Direzione distrettuale antimafia di Napoli e supportati dagli agenti della polizia penitenziaria, i quali hanno provveduto a monitorare i colloqui in carcere tra gli affiliati al clan Schiavone, hanno dato esecuzione a cinque ordinanze impositive di misure cautelari nei confronti di altrettante persone accusate dei reati di porto e detenzione di armi da sparo e da guerra, intestazione fittizia di quote societarie, concorrenza illecita, estorsione e di associazione camorristica, il tutto aggravato dalla finalità mafiosa. Tra gli arrestati, tutti ritenuti molto vicini al sodalizio criminale casertano, spicca il nome di Walter Schiavone, figlio dello storico boss del clan dei Casalesi Francesco Schiavone, meglio conosciuto come Sandokan.

Gli arresti sono arrivati al termine di una lunga attività investigativa che ha permesso agli inquirenti di acquisire gravi elementi indiziari sull’operatività di un gruppo imprenditoriale–criminale facente capo allo stesso Walter Schiavone, il quale si sarebbe occupato della gestione e del controllo, con modalità illegali e di tipo estorsivo, della distribuzione di mozzarelle e di svariati prodotti lattiero caseari nei comuni della provincia di Caserta, grazie a società intestate a prestanome. Secondo le indagini Schiavone si avvaleva nella gestione degli affari criminali di diversi collaboratori fidati, tra i quali gli arrestati A. B., A. D., N. B. e D. N. Nello specifico, sia A. B. che A. D. sono gravemente indiziati in quanto avrebbero avuto un ruolo stabile e di prim’ordine all’interno dell’associazione camorristica, fornendo armi e munizioni agli affiliati.

Sempre secondo quanto emerso dall’inchiesta della Dda gli indagati, inoltre, agendo tramite due note società casearie intestate a loro volta a dei prestanome ma sotto il reale controllo del figlio del boss, obbligavano i titolari di caseifici attivi nella Penisola Sorrentina a rifornire di prodotti, in via del tutto esclusiva, le aziende riconducibili al clan. L’associazione a delinquere si occupava, quindi, della distribuzione monopolistica di mozzarelle e latticini, impedendo alle aziende di stipulare contratti con altre società distributrici, garantendosi così una posizione di privilegio e di predominio illecito nel mercato lattiero caseario nell’Agro aversano. Veniva così compromessa la libera concorrenza e impedito alle altre aziende di poter subentrare nel redditizio giro d’affari legato alla mozzarella. 

Gli imprenditori che restavano impigliati nella rete criminale sarebbero stati sottoposti a vessazioni di ogni tipo da parte degli affiliati al clan e costretti, tramite minacce estorsive, a non recuperare i crediti per decine di migliaia di euro derivanti dalle forniture pregresse, nonché a vendere i propri prodotti caseari a un prezzo ribassato per sbaragliare la concorrenza. La commercializzazione dei latticini avveniva, infine, in maniera occulta, eludendo il sistema di tassazione fiscale e omettendo i marchi affinché non comparissero nella documentazione contabile consegnata ai rivenditori al dettaglio. Le entrate e i guadagni di questo enorme business criminale venivano rendicontati dagli indagati con cadenza settimanale direttamente a Walter Schiavone, il quale sarebbe riuscito a occuparsi del grosso giro d’affari nonostante fosse sottoposto agli arresti domiciliari per un altro procedimento.

Nel corso dell’operazione compiuta stamane, la polizia giudiziaria ha provveduto a effettuare il sequestro preventivo d’urgenza della società intestata ad A. B., azienda tramite la quale l’indagato avrebbe continuato a porre in essere l’illecita attività di immissione in commercio di prodotti lattiero caseari con le modalità criminali sopra descritte. Durante le perquisizioni effettuate nell’appartamento di A. D, gli agenti di polizia, infine, hanno rinvenuto quasi un chilo e mezzo di hashish, settantadue grammi di cocaina e cinquantaquattro grammi di marijuana, il tutto occultato all’interno di un’intercapedine del camino.

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Tags: camorratopWalter Schiavone
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