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Home Spettacoli

Màkari, più “romance” che giallo: la Sicilia dove accade tutto

Nella miniserie tratta dai racconti di Gaetano Savatteri è evidente il tentativo di andare oltre gli stereotipi, ma la storia lascia nello spettatore un senso di incompiutezza

Giulio Ragusa di Giulio Ragusa
4 Aprile 2021
in Spettacoli, Televisione

Un cambio di vita alla ricerca di nuove ispirazioni e una curiosità investigativa ai limiti della deformazione professionale. Sono questi i binari lungo i quali si muovono le vicende di Saverio Lamanna (Claudio Gioè), giornalista ed ex portavoce politico rientrato in Sicilia dopo essere stato licenziato per un errore sul lavoro. Màkari (regia di Michele Soavi), la nuova fiction di Rai 1 basata sui romanzi di Gaetano Savatteri, è il manifesto del giallo misto ad elementi di commedia e di romanticismo che, tuttavia, finiscono per prendere il sopravvento sulla dinamica investigativa, confinando il racconto poliziesco a mero elemento di contorno per dare brio a una narrazione altrimenti impalpabile.

La ripresa della figura dell’investigatore occasionale e improvvisato, di cui la Rai ha ampiamente fatto abuso (vedi Don Matteo o Un passo dal cielo), ritaglia il racconto poliziesco più come la ricerca curiosa del colpevole che come un’indagine poliziesca in senso stretto, facendo spesso prevalere la comprensione umana sulla necessità di assicurare i colpevoli alla giustizia. Il giallo sembra perdersi negli sprazzi di comicità macchiettistica offerti dall’amico d’infanzia di Saverio, Peppe Piccionello (interpretato da un Domenico Centamore che in coppia con Gioè dà prova del suo rodaggio come caratterista), per poi appiattirsi sulla storia d’amore tra Saverio e la giovane studentessa Suleima (Ester Pantano), i cui colori e tratti tipicamente mediterranei valorizzano ancor di più l’ambientazione “esotica” della Trinacria occidentale.

Resta solo l’accenno di un discorso più intimista sulla vita personale di Saverio e sul dramma che si porta dentro (il senso di colpa per la morte della madre), affidato perlopiù ai pochi fotogrammi di ricordi e di confronti con il padre (Tuccio Musumeci). In ogni caso, il merito che va dato alla serie è quello di essere riuscita a raccontare una Sicilia diversa e finalmente libera da quegli stereotipi narrativi che da sempre la ritraggono. La suggestiva cornice del golfo di Macari diventa il luogo dove vanno in scena sparizioni di minori, intrighi familiari e omicidi per futili motivi che nulla hanno a che vedere con il movente mafioso. È il ritratto di un luogo come un altro nel quale si verificano eventi in grado di destare la curiosità di persone come Saverio, che, seppur riuscito nell’intento di attrarre lo spettatore medio, lascia tuttavia un’impressione di incompiutezza. Di un racconto che vuol essere un po’ di tutto, ma che finisce per diventare un po’ troppo poco.   

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Tags: MakariRai
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