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Home Cronaca

Maxi frode fiscale a San Giorgio a Cremano nel settore carburanti: sequestrati beni per 10 milioni di euro (Video)

Arrestato un imprenditore locale, definito “l’emiro del Vesuviano”. Aveva una collezione di auto di lusso di grande valore

redazione di redazione
22 Ottobre 2020
in Cronaca, Napoli
fiscale

I finanzieri del nucleo di polizia economico-finanziaria di Napoli, coordinati dalla Procura della Repubblica di Nola, questa mattina hanno dato esecuzione a un’ordinanza di custodia cautelare agli arresti domiciliari nei confronti di un imprenditore di San Giorgio a Cremano operante nel settore della commercializzazione di prodotti energetici, ritenuto responsabile di una maxi evasione fiscale. Contestualmente, le fiamme gialle hanno proceduto al sequestro finalizzato alla confisca di beni, anche di lusso, del valore di circa 10 milioni di euro. In particolare, le forze dell’ordine hanno scoperto: 4 auto Ferrari (Ferrari FL31, anno 2007, Ferrari FL16, anno 1998, Ferrari FL 52 Coupè, anno 2015, Ferrari FL 100, anno 1987); 2 auto Porsche (Porsche 997 turbo, anno 2009, Porsche 982 CB12, anno 2017); 1 Mercedes classe A, anno 2019; 1 Audi Q8, anno 2020; 1 Fiat 500 “Topolino”, anno 1954; 1 Triumph “Spitfire”, anno 1977; 1 Peugeot 208, anno 2016; 1 Mercedes Classe E, anno 2012; 70 motocicli d’epoca (31 lambrette d’epoca e 39 vespe piaggio e ciclomotori d’epoca).

L’attività investigativa ha consentito di accertare una maxi evasione fiscale posta in essere da una società operante nel settore del commercio all’ingrosso di prodotti petroliferi, la quale, per diversi anni di esercizio, ha dichiarato costi fittizi per oltre 44 milioni di euro, evadendo in tal modo l’Imposta sul valore aggiunto per circa 10 milioni di euro. Secondo la ricostruzione operata dagli specialisti del II gruppo tutela entrate del nucleo di polizia economico-finanziaria di Napoli, sotto la direzione della Procura della Repubblica di Nola, la società si sarebbe collocata al centro di un numerosissimo gruppo di imprese fantasma dislocate sull’intero territorio nazionale, la cui finalità era quella di consentire, tra l’altro, all’impresa di evadere sistematicamente, e per diversi milioni di euro, le imposte derivanti dagli acquisti dei prodotti petroliferi.

Il titolare, dominus della frode Iva, data la sua pluriennale esperienza nel campo del commercio di prodotti petroliferi ha impiegato, sistematicamente, nel corso del tempo, società diverse facenti capo a soggetti compiacenti per attuare le sue finalità illecite e frodare il fisco per somme rilevantissime. Nella veste di amministratore unico ha ricevuto, annotato in contabilità e indicato in dichiarazione gli importi relativi alle fatture emesse dalle società cartiere (circa 50 nell’ultimo quadriennio), concernenti transazioni commerciali fittizie. Dagli accertamenti eseguiti, si è ricostruita “l’escalation” delle vendite della società e si evidenziato come la società abbia avuto una crescita esponenziale del volume d’affari, crescita che, grazie al collaudato sistema di frode, le ha consentito di divenire una fra le maggiori aziende che operano in Campania, sbaragliando la concorrenza e alterando l’intero mercato regionale. Basti pensare che, nell’anno 2019, sono stati oltre 230 i clienti dell’azienda, ovvero di società appartenenti al medesimo gruppo familiare.

Il meccanismo fraudolento scoperto è quello tipico della cosiddetta “frode carosello”: tra il venditore all’ingrosso e il soggetto commerciale acquirente del prodotto si interpongono società cartiere (missing trader) create al solo fine di consentire ad altri operatori economici di evadere le imposte, mediante la giustificazione contabile delle cessioni di beni effettuate da ulteriori imprese, realmente operative, che vengono celate al fisco. Durante le investigazioni, proprio al fine di fornire la prova degli acquisti “sotto costo” effettuati dalla stessa società operante nel settore dei carburanti, è stata effettuata una puntuale e innovativa attività di analisi confrontando le quotazioni giornaliere “Platt’s” con i prezzi di acquisto praticati in favore dell’impresa, rilevando che il costo di vendita del prodotto alla citata società è stato nettamente inferiore rispetto a quello normalmente praticato dagli operatori all’ingrosso del settore e, in alcuni casi, anche inferiore al prezzo del primo fornitore.

L’effetto di tali condotte, oltre a una protratta evasione dell’Iva per svariati milioni di euro, è stato quello dell’acquisizione di una posizione assolutamente dominante sul mercato, dato che l’azienda, a seguito dell’evasione dell’Iva, ha raggiunto una posizione quasi monopolistica sul territorio regionale, aumentando, in maniera esponenziale, il proprio volume di affari. In definitiva, l’indebito risparmio d’imposta ha consentito alla società attenzionata di praticare dei prezzi di vendita del tutto al di fuori del mercato, accaparrandosi una grande fetta di mercato, sia nazionale sia regionale, con una vorticosa movimentazione di cifre per importi rilevantissimi, così ponendo in essere una concorrenza sleale con grave nocumento alle aziende del settore che operano regolarmente.

Qualche giorno fa è stata portata a termine un’operazione simile, sempre nell’area vesuviana. Erano riusciti ad accumulare denaro, in maniera illecita, per circa un milione e mezzo di euro, perpetrando per lungo tempo metodi usurai nei confronti delle loro vittime. Il comando provinciale della guardia di finanza di Napoli ha concluso una serie di controlli fiscali nei confronti di 17 persone. Le fiamme gialle di Torre Annunziata hanno misurato l’effettiva capacità contributiva scaturita dall’illecita percezione nell’ultimo quinquennio di remunerativi interessi usurari, allo scopo di non riservare ai criminali che ne hanno indebitamente goduto un trattamento tributario di favore rispetto ai contribuenti onesti.

Al riguardo, l’imposta evasa complessivamente recuperata a tassazione ammonta a quasi 400mila euro, che ora dovranno essere versati all’Erario. Le persone fermate sono state recentemente destinatarie di misure di custodia cautelare e di sequestri patrimoniali del valore di oltre 2 milioni e 400mila euro; i malviventi, pur di arricchirsi in maniera illecita a danno delle loro vittime, ricorrevano spesso a pesanti minacce, a incessanti vessazioni, ad atti di violenza fisica o addirittura all’uso delle armi.

A tal proposito, uno dei filoni investigativi che ha consentito di appurare diverse condotte di usura è partito, tra l’altro, da un’indagine conseguente ad un episodio di “gambizzazione” avvenuto mediante un’arma da fuoco. Alcuni degli usurai sottoposti a controllo fiscale gravitavano in ambienti della criminalità organizzata, in altri casi sono risultati legati da vincoli di parentela a narcotrafficanti di spessore internazionale; in altri ancora si è trattato di imprenditori e professionisti che avevano persino costituito una vera e propria “cassaforte” in Svizzera, le cui provviste finanziarie venivano utilizzate per alimentare i prestiti usurari.

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Tags: San Giorgio a Cremano
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