Proprio in tempo per la riapertura al pubblico, fissata per la giornata di domani, Pompei rivela ancora sorprese. Gli ultimi scavi, infatti, hanno svelato elementi che aprono alla possibilità di una struttura che, per importanza e magnificenza, potrebbe essere paragonata alla Villa dei Misteri. Pareti dipinte, architetture, la presenza di un criptoportico e alcuni graffiti su un muro: un complesso di età augustea non solo di dimensioni notevoli, ma la cui presenza non era stata mai attestata a Pompei. Gli scavi hanno portato alla luce una parete su cui un fiore bianco si profila elegantemente su un altrettanto elegante sfondo nero; la volta candida di un inesplorato criptoportico, una struttura che nell’antica Roma si configurava come un corridoio o una via di passaggio coperta; infine, un graffito del nome di una bimba incastonato in un muro, Mummia, che richiama alla mente concrete possibilità che il padrone di casa appartenesse alla gens dei Mummii, importante famiglia di Roma che ottenne alti uffici dello Stato.
Gli scavi che hanno riportato alla vita le ultime e significative scoperte sono avvenuti nel cantiere subito al di fuori delle mura che attorniano l’antica colonia. Il complesso architettonico svegliato dal millenario tepore possiede locali di rappresentanza, stanze e sale destinate a ricevere ospiti, udienze o cerimonie ufficiali che si affiancano ai locali di servizio e di lavoro. Tutti questi elementi, afferma il direttore del parco archeologico Massimo Osanna, fanno pensare a un’imponente villa suburbana con vista mare, ricca a tal punto da poter ospitare cavalli di razza, finemente bardati di bronzo nelle sue stalle. L’area della Civita Giuliana, quindi, ospita una grande tenuta suburbana che, insieme ai suoi ambienti, ora verrà riportata alla luce e resa visitabile, compreso il graffito e il mistero della bambina Mummia. La tenuta, in realtà, è stata già in parte scavata all’inizio del secolo scorso, tra il 1907 e il 1908, ma quasi nulla venne lasciato in archivio.

