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Home Spettacoli Musica

Musica in quarantena: gli album da scoprire o riscoprire (parte seconda)

Giuseppe Scuotri di Giuseppe Scuotri
22 Marzo 2020
in Musica
album

Con un’emergenza internazionale che, almeno per il momento, non sembra arrestare la propria crescita, siamo chiamati a persistere e resistere nella nostra permanenza obbligata tra le mura domestiche: una situazione che nessuno, qualche mese fa, avrebbe potuto immaginare. Giunti alle porte della terza settimana di quarantena, al dovere di essere sempre informati sulle notizie che giungono dall’esterno si accompagna, per forza di cose, la necessità di concedersi momenti di svago, magari utilizzando queste giornate a nostra disposizione per ascoltare album o leggere libri. Ecco quindi altre dieci proposte musicali ordinate per anno, nella seconda parte di una playlist di quaranta album da scoprire o riscoprire, suddivisa in quattro puntate a cadenza settimanale. La prima parte della lista è disponibile qui.

 

1. Revolver – The Beatles, 1966
beatles album

Uscito a otto mesi di distanza dal precedente Rubber Soul, Revolver è ampiamente considerato uno tra i dischi più innovativi degli anni Sessanta. Il lavoro firmato dal quartetto di Liverpool e dal produttore George Martin è un disco variegato e sorprendente anche per l’ascoltatore moderno, che viene sobbalzato dal ritmo incalzante di Taxman alle geometrie dell’ottetto d’archi di Eleanor Rigby, dalle meravigliose ballad firmate da Paul McCartney come Here, there and everywhere e For No one alle suggestioni indiane della lisergica Tomorrow Never Knows.

 

2. Déjà vu – Crosby, Stills, Nash & Young, 1970
déjà vu album

Primo album di David Crosby, Stephen Stills e Graham Nash con Neil Young, Déjà Vu è uno tra i dischi folk-rock più conosciuti e apprezzati della storia della musica, trascinato da brani come la delicata Teach Your Children e l’iconica Woodstock, composta da Joni Mitchell e ispirata ai racconti di Nash sul leggendario festival statunitense del 1969.

 

3. In the land of grey and pink – Caravan, 1971

La scena di Canterbury, con il suo rock progressivo misto a jazz e psichedelia, non è stata probabilmente la corrente musicale più abbordabile per il grande pubblico, ma In the land of grey and pink dei Caravan rappresenta una formidabile eccezione: è un album meditativo e sognante che gioca con suggestioni fantasy fin dalla copertina e, pur rimanendo un caposaldo del genere, risulta piacevole a un orecchio non allenato che abbia voglia di esplorare nuovi mondi. Mettetelo su e preparate un tè, non ve ne pentirete.

 

4. Houses of the holy – Led Zeppelin, 1973
houses of the holy
Dopo una cavalcata travolgente, durata quattro album e lunghe tournée che ne avevano fatto una tra le più grandi rock band del pianeta, i Led Zeppelin cambiano leggermente rotta e registrano materiale che incorpora nuove influenze e percorsi musicalmente mai battuti prima. Il risultato è Houses of the holy, in cui il sound della band britannica arriva a essere contaminato da elementi funk e reggae. Su tutto titaneggiano la romantica The rain song e la maestosa e oscura No Quarter, due capolavori assoluto del gruppo.

 

5. I am – Earth, Wind & Fire, 1979
I am
In una selezione di dischi pensata per un periodo da passare tra le mura domestiche, alle necessarie atmosfere rilassate non può certo mancare un contraltare di groove. Questo disco degli Earth Wind & Fire, qualitativamente uno tra i più validi della band statunitense, è da suonare a tutto volume: arriverà una scarica di energia musicale pura, spregiudicata e di qualità eccezionale.

 

6. La voce del padrone – Franco Battiato, 1981
battiato la voce del padrone

Non potendo godere, visti i tempi, dei benefici di una sana passeggiata in spiaggia, perché non cercare il nostro personale centro di gravità permanente su quella solitaria spiaggia ideale che è la musica di Franco Battiato? Primo album italiano a superare il milione di copie vendute, La voce del padrone è un disco molto gradevole e alla portata di tutti, eppure estremamente vivo e interessante sia dal punto di vista musicale che tematico, un metodo perfetto per tenere la mente attiva e, al contempo, perdersi per un po’ tra le pieghe della musica. Come lo definì la critica dell’epoca, un perfetto incontro tra pop e poesia. Oltre alle già citate Summer on a solitary beach e Centro di gravità permanente, questo disco annovera nella sua tracklist altri brani conosciutissimi dell’artista siciliano come Cuccurucucù e Bandiera bianca.

 

7. So – Peter Gabriel, 1986
so gabriel album

Quinto album solista dell’ex frontman dei Genesis, So è l’opera di Gabriel che ha riscosso il maggior successo presso il grande pubblico. Invenzioni musicali di altissimo livello si bilanciano perfettamente con i linguaggi del pop e del rock, creando capolavori come la traccia di apertura, Red Rain, o la poderosa Sledgehammer. Tra gli ospiti del disco figura anche Kate Bush, che duetta con Gabriel in Don’t give up.

 

8. Moon safari – Air, 1998
air moon safari

Questa perla è l’album di debutto del duo elettronico francese e, fin dalle prime note, rivela uno stile evocativo e spesso minimalista ma mai scarno o banale: che lo ascoltiate tutto d’un fiato (consigliato) o ne carpiate singoli brani, Moon Safari vi porterà a zonzo nello spazio profondo con la discrezione e la delicatezza di una personale colonna sonora.

 

9. Sun Structures – Temples, 2014
temples

I Temples sono sicuramente una tra le band britanniche più interessanti dell’ultimo decennio. Il loro disco d’esordio è un perfetto mix tra nostalgia degli anni Sessanta e attitudine contemporanea, una formula che è stata alla base di molti movimenti musicali di rilievo in Inghilterra.  Sun Structures è un insieme omogeneo di canzoni ben scritte in cui è possibile avvertire l’influenza di band come i Byrds, i Kinks, i T-Rex di Marc Bolan e i Beatles più psichedelici.

 

10. Uptown special – Mark Ronson, 2015
uptown special

Mark Ronson è uno tra gli artisti fondamentali della scena pop del decennio: come produttore ha lavorato con artisti quali Amy Winehouse, Lady Gaga, Adele, Bruno Mars, Robbie Williams e tanti altri. Uptown Special, pur non celando affatto una vocazione pop, è un album in cui è possibile avvertire le grandi doti artistiche e la versatilità del suo autore. Da segnalare la presenza, oltre che di Bruno Mars nella conosciutissima Uptown Funk, di Kevin Parker dei Tame Impala nell’ipnotica Daffodils e dell’armonica di Stevie Wonder nell’intro e nell’outro del disco, Uptown’s first finale e Crack in the pearl part II.

(Si ringrazia, per la preziosa collaborazione fornita, gli organizzatori del Music Remains, un’interessante realtà culturale che periodicamente, al Civico 103 di Aversa, promuove incontri di ascolto collettivo e riscoperta degli album che hanno fatto la storia della musica, rigorosamente in vinile).

 

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Tags: musica
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