Sono accusati di tentata estorsione, aggravata dal metodo mafioso, i quattro uomini arrestati a Napoli dai carabinieri della compagnia Stella. A finire in manette sono stati Vincenzo Leonardo (24 anni), Antonio Chiaro (26 anni), Luca Di Vicino (38 anni) e Francesco Lamia (21 anni), tutti soggetti vicini, secondo gli inquirenti, al clan camorristico dei Mauro, sodalizio criminale attivo nella cosiddetta zona “Miracoli” della Sanità. L’ordinanza di custodia cautelare, riferita a un reato commesso nel febbraio del 2019, è stata emessa dal Giudice per le indagini preliminari del tribunale di Napoli su richiesta della Direzione distrettuale antimafia partenopea.
Lo scorso 21 maggio, a Marano di Napoli, erano stati tratti in arresto due due giovani esponenti del clan camorristico Orlando, verso cui il Giudice per le indagini preliminari del tribunale di Napoli aveva emesso un’ordinanza di custodia cautelare in carcere, accogliendo la richiesta presentata dalla Procura distrettuale antimafia partenopea. C.A., 31 anni, e D.M., 25, entrambi residenti in zona, erano gravemente indiziati di tentata estorsione in concorso e illecita concorrenza, reati entrambi commessi con l’aggravante del metodo mafioso. Secondo quanto emerso dalle indagini portate avanti dai militari dell’Arma, i due giovani finiti in manette, impiegati in una società di Marano di Napoli dedita al commercio della carta e riconducibile al clan Orlando, avevano tentato di intimidire un imprenditore locale che, dopo essersi aggiudicato con regolare appalto la fornitura di prodotti casalinghi per una scuola comunale, stava eseguendo la consegna della merce all’interno dell’istituto. C.A. e D.M. avevano a quel punto avvicinato l’uomo nei pressi dell’istituto scolastico, intimandogli di non effettuare più alcuna consegna sul territorio di Marano di Napoli, di esclusiva competenza della loro azienda, e di tornarsene immediatamente da dove era venuto, senza sfidare la loro influenza in quella zona. Le immagini dell’atto intimidatorio, riprese dalle telecamere di videosorveglianza installate nei pressi dell’edificio scolastico, erano state acquisite e analizzate dagli inquirenti, contribuendo a ricostruire la dinamica dei fatti e ad incastrare i due giovani malviventi, attualmente detenuti presso la casa circondariale di Secondigliano.

