Ha suscitato non poche polemiche il manifesto virtuale pubblicato dal Comune di Napoli per la commemorazione di una festa dei lavoratori atipica, della quale c’è ben poco da festeggiare a causa delle conseguenze estremamente negative che sta avendo l’emergenza epidemiologica sul mondo del lavoro. Il poster del Comune riportava la scritta “Solo il lavoro rende liberi”, uno slogan infelice che riporta alla memoria la scritta “Arbeit macht frei” che campeggiava sul campo di concentramento di Auschwitz dove oltre un milione di ebrei ha trovato la morte durante il nazismo. Un errore di estrema superficialità che il Comune ha subito provveduto a correggere, cambiando lo slogan in uno meno contraddittorio: al posto della frase incriminata è comparsa la scritta “Solo il lavoro rende la dignità”.
L’errore non è tuttavia sfuggito alla comunità ebraica, da tempo in rottura con l’amministrazione comunale partenopea, che è insorta con sgomento e indignazione di fronte alla leggerezza compiuta dall’assessorato al Lavoro del Comune di Napoli. Sulla faccenda è infatti intervenuta Lydia Schapirer, presidente della comunità religiosa partenopea, con parole pesanti: “Siamo indignati e sconvolti da questo manifesto. La correzione da parte del Comune non sminuisce la gravità dell’azione compiuta. L’assessorato al Lavoro ha delle grosse responsabilità”. La Schapirer ha poi continuato: “La comunità ebraica ritiene offensiva la scelta compiuta dall’amministrazione partenopea nei confronti di tutti gli ebrei e oltraggiosa nei confronti delle vittime della Shoah”. La presidente della comunità giudaica ha poi concluso: “Consideriamo l’episodio accaduto un esempio pericoloso di come la conoscenza del dramma subito da noi ebrei trovi sempre meno spazio. L’amministrazione comunale di Napoli è evidentemente avvezza alla banalizzazione degli eventi storici e del loro corretto significato”.

