“Senza alcuna imposizione o indicazione istituzionale, solo per senso civico”. I negozi cinesi di Napoli e di alcune cittadine campane chiudono, vanno in quarantena volontaria. Wu Zhiqiang non si tira indietro nel chiarire il perché di questa decisione, certamente sofferta ma voluta con altrettanta sicurezza e fiducia verso un futuro prossimo in cui il panico da Coronavirus possa essere debellato, così come il germe della malattia.
Il presidente del sindacato cinese dichiara all’agenzia Ansa che “in Cina la chiusura di esercizi pubblici e luoghi di aggregazione ha contribuito ad arginare il diffondersi del virus e abbiamo ritenuto, senza nessuna imposizione o indicazione istituzionale, di agire basandoci sul nostro senso civico sapendo che questo produrrà anche un danno economico ai miei connazionali che hanno aderito all’iniziativa”.
Una quarantena che la comunità cinese ha quindi deciso di sua spontanea volontà, per dimostrare la massima disponibilità e correttezza nei confronti dei cittadini italiani e delle istituzioni. Quest’ultime, in alcuni casi, hanno usato parole insensate e dal non tanto vago sapore razzista.
L’ultima “sparata” è stata quella del presidente della Regione Veneto Luca Zaia, che ha dichiarato durante una trasmissione televisiva che “tutti abbiamo visto i cinesi mangiare topi vivi”, cercando così di dimostrare una presunta superiorità culturale e igienica degli italiani, e dei veneti in particolare, sul popolo cinese.
Indirettamente, a rispondere a Zaia, oltre all’ambasciatore del Paese delle lanterne, ci hanno pensato i cinesi-napoletani, che hanno dimostrato dignità e stima verso il popolo italiano. “È accaduto così anche nei primi giorni di allarme – prosegue Wu Zhiqiang, sempre all’Ansa – quando la comunità cinese napoletana decise di mettere in quarantena i connazionali di rientro dalle aree colpite. Anche stavolta abbiamo deciso di agire in autonomia”.
La serrata dei negozi cinesi durerà fino al 15 marzo. In molti casi, i gestori degli esercizi commerciali hanno esposto un manifesto in cui spiegano i motivi della chiusura. L’esempio di Napoli è stato seguito anche dai negozianti di nazionalità cinese di Licola e Mondragone. Anche se sulla costa domiziana non si sono registrati casi positivi al Coronavirus, è scattata immediatamente la quarantena volontaria e la solidarietà sui social di molti italiani verso i commercianti cinesi. Sul litorale la riapertura dei negozi è prevista tra 20 giorni.