Un episodio che si potrebbe quasi definire di criminalità minore, se non fosse per la giovane età della persona coinvolta e per la sua nota storia familiare. È accaduto la sera del 9 gennaio, nei pressi di piazza del Mercato, nel cuore di Napoli: un ragazzo appena quattordicenne, nipote del boss del clan Mazzarella, uno dei gruppi criminali che si dividono il potere nel centro storico partenopeo, è stato fermato e perquisito dai carabinieri mentre si aggirava in compagnia di altri tre amici nell’area della piazza, nel bel mezzo di quello che è noto per essere il feudo della famiglia di appartenenza del giovane.
Dall’ispezione degli agenti della stazione di Borgoloreto, è emerso come il ragazzo occultasse un coltello a serramanico nei propri slip, arma in seguito immediatamente sequestrata. Identificato dai militari, il quattordicenne è stato denunciato per porto di oggetti atti ad offendere e, successivamente, affidato alla custodia di un parente.
Pur essendo avvezzi alla realtà che ci circonda, non può non fare ancora impressione pensare come per un quattordicenne cresciuto in un ambiente familiare del genere, girare con un’arma da taglio addosso possa essere, se non parte della sfera quotidiana, un comportamento perfettamente normale. Una storia che, al di là dell’accadimento in sé, porta sulle spalle tutto il degrado di un contesto sociale difficile e di una zona, il centro storico, che stenta a scrollarsi di dosso la cappa di oppressione delle organizzazioni criminali che ne controllano il territorio, che si è sempre dimostrato molto difficile da controllare per le forze dell’ordine, a causa della complessità della propria struttura urbanistica.
Non è stato questo, tuttavia, l’unico rinvenimento emblematico avvenuto nella zona di piazza Mercato: i carabinieri hanno infatti rinvenuto due enormi alberi di Natale, con ogni probabilità bottino di un furto avvenuto durante le feste natalizie, abilmente occultati da ignoti sul tetto di una cabina dell’Enel.