Eros e Priapo è il celebre libello dello scrittore Carlo Emilio Gadda, una riflessione satirica e spregiudicata su Benito Mussolini e i vent’anni di dittatura fascista in Italia, il cui testo fu scritto tra il 1941 e il 1945, per poi essere pubblicato per la prima volta solo nel 1967, in versione censurata, a seguito di svariati rifiuti ricevuti dalle case editrici.
Massimo Verdastro porterà in scena il suo monologo tratto dal pamphlet gaddiano al Teatro stabile d’innovazione Galleria Toledo da martedì 3 a sabato 7 marzo, alle ore 20,30, e domenica 8 marzo, alle ore 18. Verdastro, nella veste di attore e regista, dà corpo e voce al furore rabbioso dello scrittore lombardo nei confronti della figura del Duce, “il furioso babbeo“, e dell’ideologia fascista, di cui fu inizialmente sostenitore antemarcia nel 1921, alla vigilia dell’esilio da migrante economico in Argentina.
Probabilmente è proprio l’eccentricità del punto di vista dell’autore a rendere grandiosa l’invettiva: la prospettiva di un uomo che fu tra i primi a subire il fascino dell’ideologia, per poi scoprirne inganni e nefandezze, vittima di un meccanismo di seduzione dal quale prese le distanze con forza. Ciò che differenzia ulteriormente Gadda da altri scrittori dell’epoca è la peculiarità del suo distacco: egli non si limita a rimuovere sic et simpliciter i valori mussoliniani, sposando contestualmente nuovi ideali, ma avverte distintamente l’esigenza di comprendere le ragioni sottese al successo del fascismo in Italia, rifuggendo da semplificazioni di sorta e mirando a carpire la vera essenza del movimento, ricorrendo a ricchi aneddoti ed episodi narrativi.
È questa esigenza a spingerlo a costruire una vera e propria psicoanalisi del fascismo, animata da un autentico furore distruttivo, con la quale smantella con un lavoro certosino le ragioni profonde, che portarono alla presa di potere di Mussolini, all’instaurazione del regime fascista e alla totale servitù-adorazione del popolo italiano per il Duce, durata vent’anni. Egli non considerò mai il successo della dittatura fascista come un fenomeno improvviso e inatteso, ma come l’inevitabile conseguenza di tendenze ben radicate nella cultura nazionale, come epifania di alcune fondamentali manchevolezze del popolo italiano nel suo insieme.