Oggi, Giornata Mondiale del Parkinson: in Italia si stimano oltre 300 mila pazienti
La grande sfida della ricerca è arrivare a identificare soggetti a rischio, nei quali la malattia non si è ancora presentata, per mettere a punto programmi di prevenzione (screening) e ritardarne l’insorgenza
Oggi, Giovedì 11 aprile 2024 in tutti i paesi del mondo si celebra la Giornata Mondiale del Parkinson, un’occasione per riflettere e sensibilizzare su questa malattia e sulle implicazioni che questa porta, non soltanto per chi ne è affetto, ma anche per i suoi cari e coloro che lo assistono. Nel mondo colpisce 6 milioni di persone e in Italia, secondo l’Osservatorio malattie rare, si stimano che siano oltre 300 mila i pazienti che fanno i conti quotidianamente con questo morbo.
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Ad oggi non esiste una cura. Ma sempre più trattamenti riescono a tenere sotto controllo i sintomi. E la tecnologia sta dando un aiuto sempre più fondamentale. La ricorrenza cade ogni 11 aprile, nel giorno della nascita del dottor James Parkinson. Il morbo si manifesta con diversi sintomi, tra cui il più comune è quello dei tremori. Frequentemente insorge attorno ai 60 anni, ma non è una malattia unicamente degli anziani, colpisce sempre più spesso i giovani. I ricercatori continuano il loro lavoro, affinché si arrivi un domani a trovare una cura o, almeno, una soluzione che la renda più gestibile e ne rallenti il decorso. Anche fare una continua e completa informazione su cosa sia il morbo di Parkinson, i fattori di rischio, e gli aspetti legati alla prevenzione è importante.
Cause e sintomi
Come viene spiegato sul sito della Confederazione Parkinson-Italia, si tratta di una malattia neurologica multiforme che si manifesta con diversi sintomi. Non se ne conoscono le cause: si sospettano quelle ambientali e si riscontra spesso la sua “familiarità”. I tipici sintomi della malattia di Parkinson che in generale si presentano in modo asimmetrico (un lato del corpo è più interessato dell’altro) sono:
Tremore a riposo
Rigidità
lentezza dei movimenti automatici (bradicinesia) e, in una fase più avanzata, perdita di equilibrio.
La rigidità a volte può provocare dei blocchi articolari, che determinano dolore tanto che è facile che il paziente inizialmente si rivolga a un ortopedico o un fisioterapista prima che a un neurologo. Il freezing, detto anche acinesia paradossa o congelamento, può comparire in ogni fase della malattia di Parkinson. Si tratta della brusca incapacità a iniziare movimenti, in particolare il cammino specie se si attraversano passaggi stretti o si fanno cambiamenti di direzione. I pazienti sentono i piedi come incollati al suolo senza poter fare il passo successivo: possono non riuscire a salire su una scala mobile o, peggio, a scenderne a fine corsa. Ilfreezing dura da secondi a minuti ma esistono strategie per evitarlo mettendo mentalmente in atto un programma motorio volontario che supera quello automatico alterato in questi pazienti: mettere un bastone per terra e camminando pensare di scavalcarlo, oppure pensare di marciare come i soldati o usare un metronomo da pianoforte per cadenzare i passi.
Trattamenti farmacologici
Al momento, non esiste una cura definitiva per il Parkinson. Tuttavia, diverse terapie farmacologiche sono disponibili per gestire efficacemente i sintomi, specialmente nelle fasi iniziali della malattia. Il trattamento farmacologico è personalizzato in base alle caratteristiche del paziente e alla gravità dei sintomi.
Oltre alla terapia farmacologica, sono stati identificati benefici significativi dall’attività fisica personalizzata per i pazienti affetti da Parkinson. Ricerche condotte da neuroscienziati hanno evidenziato che un esercizio fisico intensivo potrebbe addirittura rallentare la progressione della malattia, influenzando i suoi meccanismi biologici. Inoltre, interventi come la logopedia e la terapia psicologica giocano un ruolo importante nel migliorare la qualità della vita dei pazienti.
Dispositivi Innovativi
Recentemente, in Italia, è stato eseguito il primo impianto di un dispositivo innovativo per la stimolazione cerebrale profonda, che utilizza la tecnologia bluetooth per inviare stimolazioni elettriche precise alle aree cerebrali coinvolte nel Parkinson. Questo intervento pionieristico segna un importante passo avanti nella gestione della malattia, offrendo ai pazienti nuove prospettive di trattamento e miglioramento della qualità della vita.
L’Impatto della Tecnologia: L’algoritmo di Tommaso Cagliari
La tecnologia riveste un ruolo sempre più significativo nella lotta contro il Parkinson. Un esempio lampante è l’algoritmo sviluppato da Tommaso Cagliari, un diciottenne italiano, che utilizza l’intelligenza artificiale per favorire una diagnosi precoce della malattia. Questo sistema innovativo, basato sull’analisi dei movimenti del paziente, ha il potenziale per rilevare segni precoci del Parkinson prima che diventino evidenti all’occhio umano, consentendo un intervento terapeutico tempestivo e personalizzato. “Nelle fasi iniziali della malattia – ha spiegato Tommaso – i disturbi come il tremore e la difficoltà del cammino non sono ancora visibili ma cominciano a presentarsi in modo impercettibile. Io ho sviluppato questo algoritmo che è in grado di riconoscere la figura umana e tracciarne i movimenti e in particolare le alterazioni nell’oscillazione della spalla e del gomito che sono uno dei primi sintomi in fase precoce della malattia di Parkinson”. “Si tratta – ha proseguito il giovane 18enne – di oscillazioni talmente piccole che l’occhio umano non è in grado di riconoscerle. Questo sistema sfrutta due telecamere che vengono posizionate una di fronte all’altra a circa cinque metri di distanza e analizzano il cammino del paziente sotto esame. Il programma è in grado di rilevare i movimenti del paziente che cammina e compararli con un algoritmo di machine learning “allenato” su un gruppo di persone sane e su un gruppo di pazienti con Parkinson conclamato. La comparazione riesce a mettere in evidenza gli indicatori precoci della malattia.”
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