Nell’ambito dell’operazione “Olympia” conclusasi questa mattina tra le province di Napoli e di Cagliari è emerso l’enorme giro affaristico-criminale grazie al quale la camorra aveva messo le mani sulla gestione di numerose attività illecite e non in Sardegna. In particolare, nel corso delle indagini, sono venuti a galla gli ingenti interessi economici del clan Orlando, sodalizio criminale egemone dell’hinterland partenopeo tra Marano di Napoli, Quarto e Calvizzano, il quale si era specializzato nel riciclaggio di denaro e nel traffico di stupefacenti.
Stamane i nuclei della polizia economico-finanziaria della guardia di finanza di Cagliari e di Napoli e i colleghi del Servizio centrale di investigazione sulla criminalità organizzata (Scico) hanno eseguito nell’area nord del capoluogo partenopeo sette misure cautelari disposte dal Giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Napoli, su richiesta della Direzione distrettuale antimafia, nei confronti di altrettanti indagati ritenuti affiliati e contigui all’organizzazione camorristica. Agli arresti sono finiti L. D. P. di 31 anni e C. D. L. di 34 anni, entrambi già detenuti in carcere per altri reati e gravemente indiziati di trasferimento fraudolento di valori, riciclaggio e autoriciclaggio, il tutto aggravato dal metodo mafioso. Secondo gli inquirenti i due avrebbero curato gli interessi economici del clan Orlando sull’isola, fungendo da veri e propri intermediari finanziari.
Le stesse ipotesi di reato sono state formulate nei confronti di P. P. di 56 anni e di D. P. di 41 anni, entrambi sottoposti alla misura degli arresti domiciliari. In particolare D. P. è indagato per turbata libertà degli incanti in quanto avrebbe interferito sul regolare svolgimento di un’asta giudiziaria durante una procedura esecutiva immobiliare, condizionandone illecitamente l’andamento e determinando così il rialzo del prezzo di vendita di un appartamento situato a Marano di Napoli, al fine di impedirne l’acquisto da parte di un potenziale acquirente in buona fede. Per gli altri tre indagati, M. S. di 42 anni, I. D. M. di 34 anni e K. H. di 36 anni, quest’ultima accusata solo di trasferimento fraudolento di valori, è stata emessa la misura cautelare dell’obbligo di presentazione davanti alla polizia giudiziaria.
I provvedimenti cautelari emessi stamane traggono origine da una lunga e articolata indagine condotta dalla Procura di Napoli avviata nel mese di aprile del 2019: gli inquirenti partenopei stavano già indagando nei confronti di un gruppo di narcotrafficanti, composto da campani e sardi, i quali avevano organizzato il trasporto di ingenti quantitativi di sostanze stupefacenti sull’asse Napoli – Medio Campidano. La droga, infatti, veniva spedita dal capoluogo partenopeo per poi essere smistata una volta arrivata sull’isola: qui veniva venduta al “dettaglio” nelle principali piazze di spaccio sarde. Nel corso di tali indagini gli investigatori hanno avviato tutta una serie di accertamenti bancari e patrimoniali al fine di seguire i flussi di denaro legati all’attività di riciclaggio dei proventi economici della droga. È stato così possibile ricostruire le innumerevoli e sistematiche operazioni di acquisto di beni mobili, immobili e di redditizie attività commerciali compiute dagli indagati tra il 2014 e il 2018. Gli affiliati al clan reimpiegavano altresì i proventi ottenuti dalle loro attività criminali e illegali e per reinvestirli nell’economia legale, facendosi scudo di prestanome compiacenti.