La guardia di finanza ha dato esecuzione a un provvedimento di confisca emesso dall’ufficio misure di prevenzione del Tribunale di Firenze nei confronti di un imprenditore casertano di 45 anni, considerato contiguo al clan dei Casalesi, residente a Lucca, al quale erano già stati posti sotto sequestro beni mobili, immobili e compagini societarie per un valore di circa 750mila euro. L’azione odierna dei Baschi verdi prende le mosse dalla più ampia operazione denominata “Ghost Tender” condotta a partire dal 2018 dal nucleo della polizia economico-finanziaria di Lucca, sotto lo stretto coordinamento della Direzione distrettuale antimafia di Firenze. Tale operazione aveva già portato a diversi sequestri e all’arresto di cinque persone tra la Toscana e la Campania oltre alla denuncia a piede libero di ulteriori responsabili, in quanto ritenuti appartenenti o fiancheggiatori della criminalità organizzata, in particolare della fazione capeggiata da Michele Zagaria. I rei, infatti, avevano messo su una vera e propria associazione a delinquere con base nel Casertano e ramificazioni nel Lucchese, la quale si era specializzata nell’illecita gestione degli appalti, nelle frodi riguardanti le pubbliche forniture e nel riciclaggio di denaro.
Le indagini condotte dalle Fiamme gialle hanno permesso di individuare un articolato gruppo criminale che ruotava attorno alle figure di diversi imprenditori edili casertani e toscani i quali si erano avvalsi di diverse società compiacenti e di alcuni prestanome per aggiudicarsi decine di appalti da parte dell’Asl Napoli 3 Sud. In questo modo l’associazione a delinquere aveva intascato diversi milioni di euro in relazione a commesse per lavori di edilizia pubblica banditi con importi inferiori ai valori di soglia stabiliti. Il sodalizio camorristico aveva pertanto provveduto a stringere legami corruttivi con un importante dirigente della predetta Asl il quale non solo aveva assegnato gli appalti violando le norme di trasparenza, di correttezza e di imparzialità vigenti, ma aveva persino consentito al gruppo criminale di ricevere i pagamenti pur senza aver mai effettuato i lavori. In questo modo le imprese vicine agli imprenditori indagati risultavano aggiudicatarie degli appalti i quali venivano falsamente attestati come avvenuti ma nei fatti non eseguiti. I procedimenti penali a carico degli indiziati sono tutt’ora in fase di svolgimento e si apprestano al superamento dell’udienza preliminare.

