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Home Cronaca Caserta

Orta di Atella, appiccavano roghi tossici nelle campagne: marito e moglie nei guai (Video)

I due imprenditori atellani attivi nel settore tessile sono stati denunciati per abbandono e combustione illegale di rifiuti. Sotto sequestro le rispettive aziende

Giuseppe Cerreto di Giuseppe Cerreto
5 Ottobre 2021
in Caserta, Cronaca

Quest’oggi i carabinieri del Nucleo investigativo di polizia ambientale, agroalimentare e forestale (Nipaaf) operativi presso il comando di Caserta, coadiuvati dai colleghi della forestale di Marcianise hanno posto sotto sequestro un capannone industriale ubicato a Orta di Atella appartenente a una ditta dedita alla produzione di accessori e confezioni per il settore dell’abbigliamento. Il provvedimento di confisca è stato emesso dal Giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Napoli Nord con l’approvazione della Procuratrice capo Maria Antonietta Troncone. Secondo gli inquirenti, infatti, due coniugi, marito e moglie, entrambi imprenditori nonché proprietari delle due ditte coinvolte, avrebbero per un lungo periodo di tempo compiuto numerosi illeciti ambientali sversando illegalmente, nelle campagne dell’Agro atellano, gli scarti provenienti dalla lavorazione tessile e appiccando diversi roghi tossici. 

Le indagini a carico dei due responsabili hanno preso il via nel novembre del 2018. In quell’occasione i militari della forestale di Marcianise stavano svolgendo un servizio di perlustrazione nelle campagne dell’Agro atellano quando avvistarono una grossa colonna di fumo nero provenire in lontananza dalle zone di via Trivio del Castagno, al confine tra i territori di Succivo e di Gricignano d’Aversa. Giunti sul luogo della segnalazione i forestali scoprirono la presenza di ben 126 grossi sacchi neri dell’immondizia contenenti rifiuti speciali provenienti dalla lavorazione tessile abbandonati tra le campagne, alcuni dei quali erano stati dati alle fiamme. Una volta domato il pericoloso incendio con l’ausilio dei vigili del fuoco, i militari avevano provveduto alla perlustrazione e alla verifica degli scarti incendiati. Tale ispezione permise di scoprire diverse targhette di stoffa ancora integre e recanti il logo dell’azienda: i carabinieri poterono così risalire alla ditta incriminata. 

Successive ispezioni condotte nella stessa zona hanno permesso ai forestali di rilevare altri segni di incendi e ulteriori sacchi pieni zeppi di scarti provenienti dalla lavorazione tessile, a dimostrazione che l’area non era nuova a sversamenti illeciti di rifiuti. A quel punto, emersa la grave criticità ambientale e compreso che si trattasse di un sito di stoccaggio vero e proprio, la Procura di Napoli Nord aveva disposto dei servizi mirati di controllo per individuare e punire i responsabili che si erano macchiati di tali gravi reati ambientali. Così i carabinieri sono riusciti a intercettare diversi furgoni adibiti al trasporto di rifiuti tessili i quali si occupavano dello stoccaggio illegale degli scarti. I mezzi impiegati appartenevano a una ditta intestata proprio alla coniuge del titolare dell’azienda che produceva i rifiuti. Le indagini condotte dagli investigatori tra il 2019 e il 2020 mettevano in luce proprio la commistione tra le due aziende le quali collaboravano tra loro grazie al vincolo di parentela tra i due imprenditori, praticamente marito e moglie. 

In seguito a quanto emerso la Procura di Napoli Nord aveva dato via libera a una visita ispettiva all’interno di un secondo stabile sempre di proprietà dell’azienda, quest’ultimo con sede nella vicina Sant’Arpino, dove era stato allestito il punto vendita dell’impresa. Durante l’ispezione effettuata a luglio scorso dal personale dell’Arpac e dai carabinieri del corpo forestale veniva confermata, con ulteriori prove, la gestione illecita di rifiuti a opera dei due indagati fin dal lontano 2017. Per quasi cinque anni, infatti, i due imprenditori avrebbero inquinato impunemente le campagne dell’Agro atellano sversandovi innumerevoli quantità di rifiuti speciali riconducibili al settore manifatturiero, nello specifico scarti di fibre lavorate e rifiuti della lavorazione di pelli e pellicce, i quali venivano abbandonati nelle campagne e dati alle fiamme.

Ma non è tutto, e ulteriori illeciti sono venuti a galla nel corso delle ispezioni effettuate nei due capannoni industriali. In particolare, la ditta, effettuava una gestione irregolare del deposito temporaneo dei rifiuti tessili e da almeno quattro anni a questa parte svolgeva la propria attività produttiva in assenza delle autorizzazioni obbligatorie che regolano le emissioni in atmosfera. Infine è stato scoperto che i due imprenditori tessili smaltivano illecitamente anche i liquidi prodotti dalle attività di colorazione dei tessuti: vernici e solventi estremamente tossici per la salute delle persone e per l’ambiente venivano così sversati nelle condotte fognarie cittadine o nel peggiore dei casi direttamente nelle campagne nei dintorni di Orta di Atella. Al termine delle indagini, ed emerso il grave quadro della situazione, la polizia giudiziaria ha posto sotto sequestro tutte le attività legate all’azienda mentre i due imprenditori atellani sono stati ritenuti responsabili dei reati di abbandono e combustione illegale di rifiuti. Ancora una volta la Terra dei fuochi viene devastata da persone senza scrupoli che stanno letteralmente avvelenando i nostri territori.

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Tags: Orta di Atellaprimopianoroghi tossiciTerra dei fuochi
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