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Home Società

Orta di Atella, parte la raccolta firme per il referendum sull’eutanasia

Alla campagna referendaria hanno aderito i ragazzi e le ragazze di "Go! - Giovani ortesi": si potrà firmare presso la sede dell'associazione fino al 28 settembre

Giuseppe Cerreto di Giuseppe Cerreto
2 Agosto 2021
in Società

A oggi sono state raccolte circa 250mila firme in tutta Italia per il referendum sull’eutanasia legale, la metà di quelle sufficienti per raggiungere il quorum. A dare la notizia è stata l’associazione Luca Coscioni, promotrice della campagna referendaria. La corsa contro il tempo è appena iniziata e durerà per tutta l’estate: c’è tempo fino alla fine di settembre per raccogliere mezzo milione di firme. Nonostante il dibattito parlamentare sull’argomento sia fermo da anni, con la politica e i media mainstream in silenzio, la campagna sta riscuotendo grande successo soprattutto tra i giovani, molto più sensibili sull’argomento, i quali stanno rispondendo con entusiasmo e partecipazione. Non è un caso che l’associazione Go! – Giovani ortesi abbia aderito anch’essa all’iniziativa, allestendo un punto per la raccolta delle firme: il 3 e il 31 agosto e ogni martedì dal 7 al 28 settembre, dalle ore 21:30 alle 24:00, si potrà firmare presso la sede dell’associazione situata in via San Salvatore 17 a Orta di Atella. In questi giorni c’è stato grande fermento anche grazie al cosiddetto “effetto Ferragnez”: la nota influencer Chiara Ferragni e suo marito Fedez hanno infatti firmato ai banchetti referendari pubblicando foto e storie sui social e invitando i loro followers a fare altrettanto.

Nel frattempo sono passati due anni da quando il Parlamento italiano ha fatto scadere il tempo concesso dalla Corte Costituzionale per riempire il vuoto normativo sul suicidio assistito. Il quesito referendario, depositato il 20 aprile scorso in Cassazione, prevede la parziale abrogazione dell’articolo 579 del codice penale, una norma risalente al 1930 ed ereditata dal ventennio fascista, che impedisce e punisce la pratica dell’eutanasia attiva. A causa di questa legge ingiusta e obsoleta tutte le persone affette da patologie irreversibili che comportano dolori atroci e insopportabili, come nel caso dei malati terminali, non hanno la possibilità di scegliere e di chiedere aiuto medico per accompagnare la fine della propria vita. Le persone gravemente malate non sono dunque libere di scegliere come disporre della propria esistenza, cosa che invece accade in gran parte dei Paesi civili. Forme di eutanasia passiva sono invece già considerate lecite in Italia nei casi in cui l’interruzione delle cure abbia lo scopo di evitare l’accanimento terapeutico.

Già nel 2017 una legge ad hoc ha riconosciuto il valore del testamento biologico prevedendo che possano porre fine alle loro sofferenze i pazienti per cui risulti sufficiente l’interruzione delle terapie. Inoltre, secondo una fondamentale sentenza emessa nel 2019 dalla Corte Costituzionale, non è punibile “chi agevola l’esecuzione del proposito di suicidio, autonomamente e liberamente formatosi, di un paziente tenuto in vita da trattamenti di sostegno vitale e affetto da una patologia irreversibile, fonte di sofferenze fisiche o psicologiche che egli reputa intollerabili ma pienamente capace di prendere decisioni libere e consapevoli”. In caso di vittoria referendaria si passerebbe così ai principi della disponibilità della vita e dell’autodeterminazione individuale, già previsti dalla nostra Costituzione, sebbene non abbiano mai trovato applicazione in termini legislativi. Attraverso il referendum l’eutanasia attiva sarebbe consentita sempre e solo nelle forme previste e consentite dalla legge, rispettando il consenso informato e il testamento biologico, e avverrebbe secondo i requisiti specificati dalla sentenza della Consulta. Una volta raccolta la quantità di firme necessaria il testo passerebbe al vaglio della Corte Costituzionale il cui giudizio darebbe il via libera al voto referendario che potrebbe essere indetto entro il 2022. La raccolta firme per il referendum, dunque, non va in vacanza.

“Avere la possibilità di poter praticare l’eutanasia è qualcosa di estremamente importante. È una necessità nonché un diritto fondamentale di ognuno”, fa sapere Antonia Di Leva, tra le promotrici della campagna referendaria. “Si tratta di un argomento che ci tocca in prima persona – prosegue la referente cittadina – poiché un giorno potrebbe accadere a noi o a qualcuno vicino a noi. Deve essere un nostro diritto poter scegliere se staccare la spina oppure no di fronte a una vita segnata da atroci sofferenze. Per chi non ha altra possibilità, diversamente da quanto si possa pensare – afferma – non si tratta di un atto egoistico bensì di un bisogno importante di sentirsi davvero liberi di scegliere, così come per la propria vita, anche per la propria morte. È molto diffusa la falsa convinzione che si possa accedere all’eutanasia senza ragionevoli motivi, ma non è affatto così, dato che verrebbe rispettata la normativa già vigente per il testamento biologico oltre agli indirizzi della Corte Costituzionale. Si tratta sicuramente di un tema molto delicato – aggiunge – sul quale purtroppo c’è poca informazione, ciò a causa dell’indifferenza e della poca attenzione da parte delle istituzioni. Grazie alla stessa raccolta firme – conclude Antonia – stiamo aiutando moltissime persone a prendere coscienza e consapevolezza del problema e questo ci fa ben sperare affinché possa essere indetto un referendum che attendiamo da anni”.

Sullo stesso argomento ha le idee chiare Donato Setola, studente di medicina e membro dell’associazione Go!. “I temi della malattia terminale, della sofferenza e della libertà di scelta, che sono legati indissolubilmente all’eutanasia, sono importantissimi, e andrebbero affrontati con un approccio laico e libero da qualsiasi condizionamento”, afferma il giovane. “La campagna referendaria – prosegue – ha l’obiettivo di difendere la libertà del singolo individuo in un momento cruciale della propria vita. Proprio la libertà di scelta è un tema a cui teniamo molto. Le problematiche legate alle malattie terminali sono più o meno presenti nella vita di ognuno di noi. Chi vive al limite delle proprie forze – aggiunge – sta solo sopravvivendo. Questa non è vita ma è lasciarsi morire lentamente ogni giorno aspettando che sopraggiunga inevitabilmente la morte, restando piegato dal dolore e dalla sofferenza che privano una persona del diritto a essere felice. Non è giusto obbligare qualcuno a soffrire pur sapendo che prima o poi non ce la farà. Siamo convinti che esista una differenza tra il vivere e il sopravvivere. Proprio per questo noi di Go! – conclude Donato – sosteniamo con convinzione questa battaglia di civiltà invitando i cittadini ortesi a firmare e a condividere con noi questo sentimento comune e questa voglia di libertà”.

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Tags: eutanasiaOrta di Atellareferendum
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