Importante operazione del gruppo della guardia di finanza di Nola che ha sequestrato, in una fabbrica di capi d’abbigliamento di Palma Campania, nel Napoletano, 41.600 articoli, tra mascherine non a norma, facciali ad uso medico, etichette e foglietti illustrativi con marchi contraffatti. In particolare, i finanzieri della compagnia di Ottaviano hanno scoperto all’interno dell’opificio mascherine prive delle autorizzazioni del ministero della Salute, già assemblate e pronte per essere immesse sul mercato.
Non era stata avviata alcuna procedura autorizzativa, pertanto i dispositivi di protezione individuale non erano garantiti per un’efficace protezione al consumatore. La titolare della ditta individuale, una 47enne napoletana, è stata denunciata all’Autorità giudiziaria per frode in commercio e contraffazione, nonché sanzionata amministrativamente per violazioni al Testo unico sull’ambiente.
Poche settimane fa è stata scoperta, invece, una fabbrica del falso in pieno centro storico a Napoli, un locale di 50 metri quadri con macchinari per produrre dispositivi di protezione individuale e capi d’abbigliamento con le maggiori griffe richieste dal mercato. L’operazione del comando provinciale della guardia di finanza di Napoli è scaturita dall’attività condotta dai finanzieri del gruppo pronto impiego che hanno individuato l’opificio a Forcella, quartiere napoletano a ridosso di via Duomo. La fabbrica clandestina, destinata alla produzione e al confezionamento di prodotti non a norma e con loghi contraffatti, è stata sequestrata dalla guardia di finanza, mentre sono stati denunciati i tre responsabili, tutti parte dello stesso nucleo familiare.
La fabbrica scoperta dai baschi verdi era un opificio ben organizzato, con oltre 500 strumenti e macchinari utili alla contraffazione come punzoni, pinze e forbici. Grazie a questi, era possibile produrre in modo automatico prodotti come mascherine non a norma e apporvi qualsiasi marchio richiesto dalla clientela: tra i più gettonati Balenciaga, Chanel, Nike, Gucci, Fendi e Marcelo Burlon. Come se la contraffazione di prodotti non bastasse, la guardia di finanza ha anche scoperto che la fabbrica rubava energia elettrica attraverso un allaccio abusivo alla rete pubblica. Il metodo era quello del by-pass, ovvero il trucco del magnete, che permette di prelevare la corrente senza che i contatori ne rilevino l’effettivo consumo.