Papa Luciani proclamato beato, applauso della folla a piazza San Pietro: sarà celebrato ogni 26 agosto
Un lungo applauso si è levato da piazza San Pietro quando papa Francesco ha pronunciato la formula di beatificazione. Il miracolo attribuito a papa Luciani riguarda la guarigione di Candela Giarda, ragazza argentina affetta da grave encefalopatia
Un lungo appaluso si è levato da piazza San Pietro quando papa Francescoha pronunciato la formula di beatificazione di Giovanni Paolo I, mentre veniva svelato sulla facciata di San Pietro l’arazzo col ritratto di Luciani, al secolo Albino Luciani (1912-1978),realizzato dall’artista cinese Yan Zhang. Luciani fu Papa per soli 33 giorni, dal 26 agosto al 28 settembre 1978, quando morì nel Palazzo Apostolico, ufficialmente per infarto miocardico acuto. Eletto in Conclave dopo la morte di Paolo VI, da pastore aveva sempre manifestato attenzione per gli ammalati, per i poveri e per il mondo operaio.
Giovanni Paolo I
“Noi, accogliendo il desiderio del Nostro Fratello Renato Marangoni, vescovo di Bulluno-Feltre, di molti altri Fratelli nell’episcopato e di molti fedeli, dopo aver avuto il parere del dicastero delle Cause dei Santi, con la nostra Autorità apostolica concediamo che il venerabile Servo di Dio Giovanni Paolo I, Papa, d’ora in poi sia chiamato Beato e che sia celebrato ogni anno nei luoghi e secondo le regole stabilite dal diritto, il 26 agosto”, ha detto Papa Francesco in latino.
Subito dopo la proclamazione del nuovo Beato, è stata portata sull’altare la reliquia di Giovanni Paolo I: uno scritto autografo, un appunto su foglio bianco risalente al 1956. Si tratta di uno schema per una riflessione spirituale sulle tre virtù teologali – fede, speranza e carità – che richiama il Magistero delle udienze generali del 13, 20 e 27 settembre 1978. Proveniente dall’Archivio Privato Albino Luciani, patrimonio della Fondazione. Il miracolo attribuito a Luciani riguarda la guarigione di Candela Giarda, ragazza argentina affetta da grave encefalopatia. La guarigione di Candela, all’epoca undicenne, è avvenuta il 23 luglio 2011 a Buenos Aires.
Alla celebrazione era presente il capo dello Stato Sergio Mattarella con il ministro per i Rapporti col Parlamento Federico D’Incà e il presidente della Regione Veneto Luca Zaia.
Papa Francesco, nel corso dell’omelia, ha ricordato le parole di Giovanni Paolo I all’udienza generale del 27 settembre 1978: “Amare: anche se costa la croce del sacrificio, del silenzio, dell’incomprensione, della solitudine, dell’essere ostacolati e perseguitati. Perché – diceva ancora Giovanni Paolo I – se vuoi baciare Gesù crocifisso, ‘non puoi fare a meno di piegarti sulla croce e lasciarti pungere da qualche spina della corona, che è sul capo del Signore’. L’amore fino in fondo, con tutte le sue spine: non le cose fatte a metà, gli accomodamenti o il quieto vivere. Se non puntiamo in alto, se non rischiamo, se ci accontentiamo di una fede all’acqua di rose, siamo – dice Gesù – come chi vuole costruire una torre ma non calcola bene i mezzi per farlo; costui, «getta le fondamenta» e poi «non è in grado di finire il lavoro». Se, per paura di perderci, rinunciamo a donarci, lasciamo le cose incompiute: le relazioni, il lavoro, le responsabilità che ci sono affidate, i sogni, e anche la fede. E allora finiamo per vivere a metà: senza fare mai il passo decisivo, senza decollare, senza rischiare per il bene, senza impegnarci davvero per gli altri. Gesù ci chiede questo: vivi il Vangelo e vivrai la vita, non a metà ma fino in fondo. Senza compromessi“.
Bergoglio ha poi evidenziato un altro tratto del nuovo Beato Luciano: “Ha incarnato la povertà del discepolo, che non è solo distaccarsi dai beni materiali, ma soprattutto vincere la tentazione di mettere il proprio io al centro e cercare la propria gloria. Al contrario, seguendo l’esempio di Gesù, è stato pastore mite e umile. Considerava sé stesso come la polvere su cui Dio si era degnato di scrivere. Perciò diceva: ’Il Signore ha tanto raccomandato: siate umili. Anche se avete fatto delle grandi cose, dite: siamo servi inutili. Con il sorriso Papa Luciani è riuscito a trasmettere la bontà del Signore. È bella una Chiesa con il volto lieto, sereno e sorridente, che non chiude mai le porte, che non inasprisce i cuori, che non si lamenta e non cova risentimento, non è arrabbiata e insofferente, non si presenta in modo arcigno, non soffre di nostalgie del passato. Preghiamo questo nostro padre e fratello, chiediamo che ci ottenga il sorriso dell’anima; chiediamo, con le sue parole, quello che lui stesso era solito domandare: ‘Signore, prendimi come sono, con i miei difetti, con le mie mancanze, ma fammi diventare come tu mi desideri’“.
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