Dopo pochi giorni di tregua e respiro, ritorna il caldo asfissiante con temperature da record. Trascorrere le ore più calde fuori casa diventa un vero e proprio rischio per soggetti di tutte le età, dai più giovani ai più anziani, ed in particolare per coloro che seguono terapie farmacologiche o portatori di patologie fotosensibilizzanti o ancora maggiormente debilitanti in combinazione con il caldo estivo.
Ma come mai ogni giorno giungono notizie di “vittime del caldo”? La risposta è semplice, a tratti banale, perché il nostro organismo ha impiegato secoli per adattarsi a quelle che fino a pochi anni fa erano le temperature tipiche stagionali e soprattutto a quella che era considerata come la normale alternanza delle stagioni; pertanto, è comprensibile come i rilevanti cambiamenti climatici, che rendono ad oggi quasi impossibile prevedere la stagionalità e tutto ciò che la caratterizza, hanno destabilizzato e continuano a destabilizzare l’organismo umano che diventa inevitabilmente una vittima in balia dell’alternarsi repentino delle temperature.
Tutti gli organi del corpo umano tentano di rispondere agli stress ambientali ma non senza subirne danni e fra questi, ad affaticarsi maggiormente, vi è il cuore. La stessa Società Italiana per la Prevenzione Cardiovascolare, Sirpec, ha stilato un vero e proprio decalogo importante in primis per i cardiopatici ma non solo.
Per coloro i quali seguono già terapie farmacologiche si rende spesso necessario un “aggiustamento della dose”, sempre a seguito di un nuovo consulto medico, in quanto cambiando gli equilibri fisiologici non sempre la terapia in essere resta la scelta ottimale in concomitanza dei mesi più caldi dell’anno. Quello che accade è, in primo luogo, una vasodilatazione indotta dal caldo con conseguente riduzione della pressione sanguigna: ci si sente più deboli e stanchi tanto da invalidare le normali attività quotidiane, nei casi più estremi con perdita di coscienza e svenimenti. Riducendosi la pressione, chi fa uso di anti-ipertensivi, potrebbe dover dimezzare o persino sospendere l’assunzione.
È sempre consigliato un monitoraggio più attento della pressione così da seguire a grandi linee la risposta dell’organismo alle nuove condizioni ambientali e farmacologiche. Inoltre, l’aumento della sudorazione determina perdita di liquidi e di elettroliti che devono essere necessariamente reintegrati, bevendo molto e seguendo una corretta alimentazione ricca in vitamine e minerali.
Grande attenzione per coloro che fanno uso di diuretici poiché si potrebbe andare incontro a disidratazione e squilibrio elettrolitico. Anche in questo caso il consulto medico è imprescindibile. Fortemente dannoso è il passaggio da ambienti molto caldi ad ambienti molto freddi, come ad esempio accade entrando ed uscendo da locali con aria condizionata, causante repentini passaggi da vasodilatazione a vasocostrizione e viceversa, nonché disturbi che variano da soggetto a soggetto: c’è chi lamenta dolori cervicali, infiammazioni lombari, cefalee, alterazioni gastrointestinali, raffreddore, gola arrossata e raucedine.
È fortemente consigliata una riorganizzazione, se possibile, delle attività giornaliere, prediligendo, per le attività che comportano maggiore sforzo, le ore “più fresche” del dì. Se necessario implementare la dieta con integratori minerali e vitaminici che possano ridare la “giusta carica” all’organismo. Fondamentale è inoltre non lasciarsi coinvolgere dal relax dei giorni di vacanza al punto tale da dimenticare l’assunzione di farmaci ad uso cronico rispettando sempre una corretta compliance.