Il provvedimento, inserito nel decreto Aiuti bis dall’attuale governo in carica, sarà operativo a partire del prossimo mese. La rivalutazione della pensione, che riguarderà gli assegni fino a un massimo di 2.692 euro lordi al mese, sarà transitoria, con un aumento della cifra prevista del 2%, in attesa di vedere come sarà la situazione alla fine dell’anno. A novembre, inoltre, sarà riconosciuto anche il conguaglio riguardante la differenza fra inflazione stimata provvisoriamente all’1,7% per l’anno 2021 e quella effettiva dell’1,9%. Non costituisce un vero e proprio aumento, in quanto già dovuto al pensionato. A partire da gennaio 2023 scatterà la vera e propria rivalutazione.
Ma come cambieranno, in sostanza, gli assegni? Per la pensione minima di 524 euro tutto ciò si traduce in un aumento di 11 euro al mese. Per un assegno lordo da mille euro l’effetto cumulato sarà di 80, per una da duemila euro di 160 mentre per il trattamento che tocca quota 2.692 a conti fatti ce ne saranno 210 in più. Si parla, in ogni caso, di cifre lorde, che saranno quindi poi limitate dall’impatto dell’Irpef. Vista l’inflazione, il caro energia e una crescita dei prezzi che sembra non trovare soluzione di continuità, gli importi sono piuttosto relativi. Basti pensare che una rivalutazione del 2% non può reggere il confronto con un’inflazione cresciuta quasi al 9% e una crescita dei prezzi salita parallelamente dell’8,9%. Secondo un recente studio della UIL, soltanto pochi soggetti riusciranno ad avere un incremento di oltre 150 euro per tutto il 2022



