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Home Cronaca

Prezzi ancora alle stelle. Rincari record per pasta, pane e olio di girasole

L'associazione Assoutenti ha realizzato uno studio che dimostra come la guerra abbia influito in modo decisamente pesante sui prezzi al dettaglio di alcuni prodotti di largo consumo venduti in Italia

redazione di redazione
26 Febbraio 2023
in Cronaca, Economia, Italia

È ancora tempo di rincari in Italia per quanto riguarda i beni di prima necessità. Lo denuncia Assoutenti citando i dati del Mise che evidenziano gli effetti della guerra in Ucraina sui prezzi di alcuni prodotti di largo consumo. E i risultati, presi nel loro insieme, non rappresentano certamente una buona notizia per le famiglie italiane.

La riduzione di forniture dall’Est Europa e il rialzo generale delle quotazioni internazionali hanno influito, in particolare, sul costo di tre beni alimentari le cui materie prime sono interessate direttamente dal conflitto: pane fresco, pasta di semola di grano duro e olio di semi di girasole.

In soli due mesi il prezzo dell’olio di semi girasole è aumentato di quasi la metà: +44% sono stati riscontrati a Verona e Lodi, ma nella maggior parte delle province sono comunque intorno al 20%.

La pasta più costosa d’Italia è quella che si compra a Cagliari: 2,32 euro al chilo. Secondo posto per Ancona e Udine (2,23), terzo Ravenna (2,20), quarto per Bologna (2,18) e quinto per Genova (2,16). Tra le zone che registrano i prezzi più elevati, Modena e Bologna sono quelle che hanno subito i rincari maggiori (rispettivamente +34,2% e +33,7% su gennaio 2022). A Palermo c’è invece la pasta più conveniente: qui il prezzo si ferma a 1,46 euro al chilo. Molto più economiche del resto del Paese anche Siracusa e Cosenza (1,49), Messina (1,56 euro), Catanzaro (1,58 euro) e Reggio Calabria (1,63).

Mentre il pane più caro è a Bolzano, dove un chilo arriva fino a 6,21 euro. Poi ci sono Venezia (5,91), Ferrara (5,89), Treviso (5,08 euro) e Bologna (4,96 euro). Le province dove è meno caro sono invece Napoli (2,18 euro), Benevento (2,45 euro), Perugia (2,51 euro), Terni (2,73 euro) e Siena (2,82 euro). La differenza di prezzo tra Bolzano e Napoli, fa notare Assoutenti, è abnorme, pari al 185%.

Gli aumenti però, non riguardano solo pane, pasta e olio: come fa notare Coldiretti, rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso, sono saliti anche burro (+16%), pollo (+12%), verdura fresca (+12%) e uova (+9%)

Il presidente di Assoutenti Furio Truzzi ha dichiarato – “A inizio conflitto avevamo denunciato il rischio di rincari proprio per quei prodotti realizzati con materie prime di cui Russia e Ucraina sono principali esportatori. I numeri ufficiali ci danno oggi ragione: al di là dei record registrati da alcune province, gli aumenti dei prezzi di pane, pasta e olio di semi sono generalizzati e interessano tutte le città. – Truzzi sottolinea però come non sia soltanto l’aumento naturale dei costi a incidere sulle tasche dei cittadini – “Ci sono anche evidenti fenomeni speculativi, considerato che la pasta viene realizzata con il grano duro, materia prima che l’Italia non importa dai due Paesi in guerra. I consumatori italiani, quindi, hanno pagato e continuano a pagare il conto di un conflitto che ha rivoluzionato i listini del comparto alimentare, con i prezzi che una volta saliti, difficilmente torneranno ai livelli pre-guerra“, conclude Truzzi

Tags: olio di girasolepanepastaprimopianorincaririncaro alimentari
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