Incertezze, paure, timori per le prospettive future: tutte emozioni e reazioni perfettamente plausibili nell’Italia postCovid. Sul territorio del bel Paese, però, questi sentimenti sono legati principalmente al reparto economico, più che a quello strettamente connesso alla salute. Sì perché, a quanto sembra, il lascito maggiore che il virus ha disseminato tra gli italiani è la paura per la situazione economica, diventata a dir poco incerta da marzo in poi e che sta preoccupando i vari strati sociali senza particolari distinzioni. L’ultimo rapporto Censis, l’istituto di ricerca socio economica, in collaborazione con Assogestioni, l’associazione italiana delle società di gestione del risparmio, mostra proprio come le prospettive economiche ballerine costituiscano un elemento di disagio e allarme al pari del timore del contagio e della minaccia alla salute. Cresce dunque il risparmio, l’accumulo coatto e la liquidità ha attraversato un vero e proprio boom.
Il 67,8% degli italiani, dice il rapporto, si dimostra impaurito dalla situazione economica familiare, mentre la percentuale sale al 72% quando a essere presi in considerazione sono i millennial e le donne. Al Sud la percentuale sfiora il 75%, sale al 76% per quanto riguarda gli imprenditori e schizza all’82,6% tra le persone con i redditi più bassi. Era percepibile – già a marzo, o forse addirittura a febbraio – che il sentimento della paura si sarebbe configurato come uno dei principi regolatori dei mesi appena trascorsi e di quelli a venire. Se fino a ora, però, l’ignoto che sprigiona timore corrispondeva a un’infezione delle vie respiratorie per la quale non esiste ancora un vaccino, adesso il paradigma è scivolato verso una zona d’ombra differente. La foschia attuale riguarda il portafoglio e sta costringendo gli italiani ad accendere i fendinebbia del risparmio.

