Dopo cinque giorni di intensi dibattiti e accese discussioni in Europa, finalmente i primi ministri dell’Unione hanno raggiunto l’intesa definitiva sul Recovery Fund. Si tratta di un accordo storico che prevede l’istituzione di un fondo comunitario per far fronte all’emergenza sanitaria e alla conseguente crisi economica causata dal Covid-19 che ammonta a 750 miliardi di euro. A dare per primo la notizia è stato il presidente del Consiglio europeo, il belga Charles Michel, che in conferenza stampa all’alba, in compagnia della presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen, si è dichiarato soddisfatto dell’accordo raggiunto tra i vertici europei a Bruxelles. Per la prima volta i ventisette Paesi membri dell’Unione Europea condivideranno un debito comune che sarà suddiviso in due tranche: la prima, da 390 miliardi di euro, sarà composta prevalentemente da sussidi, la seconda invece, da 360 miliardi, avrà titoli di prestito.
Secondo i termini dell’accordo l’Italia sarà uno dei Paesi che potrà maggiormente beneficiare del Recovery Fund, essendo stata la nazione europea che per prima ha dovuto fronteggiare la pandemia, con le conseguenti gravi ripercussioni sul sistema sanitario nazionale e sul mercato economico interno. Il nostro Paese potrà infatti attingere risorse finanziarie pari al 28% degli stanziamenti comunitari. Questo vorrà dire che all’Italia toccherà una somma di quasi 209 miliardi di euro suddivisi, secondo le clausole imposte a Bruxelles, in 82 miliardi di sussidi distribuiti a fondo perduto e in 127 miliardi di prestiti.
Adesso la ratifica dell’accordo dovrà essere convalidata sia a livello europeo sia nazionale. Il via libera definitivo avverrà in sede di Consiglio europeo in base alle proposte avanzate dalla Commissione, poi verrà discusso in Parlamento. Successivamente, una volta formalizzati tutti gli accordi, si passerà all’approvazione da parte dei singoli Paesi. La valutazione sul rispetto delle clausole sarà effettuata dal Cef – Comitato economico e finanziario, composto dai ministri delle finanze europei, che avrà il compito di valutare le tabelle di marcia e gli obiettivi raggiunti dai ventisette membri dell’Unione. I termini dell’intesa raggiunta prevedono anche ampi margini di rabate, ossia di “sconti” sui rimborsi destinati a diversi Paesi tra cui Paesi Bassi, Danimarca, Austria e Svezia, tra i più fervidi sostenitori della linea dell’austerity.
Sulla tanto attesa convergenza raggiunta in Europa è intervenuto con toni di grande soddisfazione il presidente del Consiglio Giuseppe Conte che dal suo profilo Twitter ha parlato di giornata storica per l’Italia e per l’intera Unione. In conferenza stampa il premier ha inoltre dichiarato che il Governo italiano continuerà la propria linea d’azione, predisponendo un piano di rilancio che faccia ripartire il Paese al più presto, così da mettere definitivamente alle spalle i giorni bui della pandemia. Il primo ministro ha inoltre affermato che sarà messa in campo una task force operativa che individuerà le aree e i progetti da finanziare per ridare ossigeno e vitalità all’economia italiana. Non sono tuttavia mancate, nelle dichiarazioni di Conte, frecciatine ai colleghi europei che hanno sostenuto fino all’ultimo minuto la linea del rigore, etichettati come “frugali”, mentre resta per ora ferma la volontà del Governo di non ricorrere al Meccanismo europeo di Stabilità.