Sant’Antimo, emergenza droghe: approvato il progetto “Scuole sicure”
Il finanziamento è di 20mila euro e prevede controlli da parte della polizia locale, telecamere e tablet per filmare eventuali episodi legati allo spaccio
Allo scopo di contrastare lo spaccio delle sostanze stupefacenti nelle vicinanze delle scuole del Comune di Sant’Antimo, i commissari prefettizi, che amministrano l’ente locale a seguito dello scioglimento per infiltrazioni camorristiche, con delibera di giunta, hanno aderito all’iniziativa “Scuole sicure”, finanziata dal ministero dell’Interno. Il progetto, presentato alla prefettura di Napoli, è di circa ventimila euro e prevede controlli, anche in abiti civili e a mezzo di auto civetta, da parte della polizia locale, l’acquisto di una vettura attrezzata con lampeggiante mobile, telecamere e tablet per filmare eventuali episodi legati allo spaccio di sostanze stupefacenti e l’installazione di telecamere di sicurezza nei pressi degli istituti scolastici. Sono previsti nel progetto “Scuole sicure” anche incontri tra studenti e figure professionali del settore, come assistenti, sociologi e psicologi.
Negli ultimi dieci anni Sant’Antimo è diventato un crocicchio dello spaccio di sostanze stupefacenti, una centrale di stoccaggio, transito e approvvigionamento che pare servire, a detta degli stessi inquirenti, un territorio enorme. Nel dicembre del 2018 a seguito della operazione “Snake”, condotta dalla Dia di Napoli, è emerso che le sostanze stupefacenti colombiane per la Campania trovano approdo a Napoli, attraverso Secondigliano e San Giovanni a Teduccio, quindi, Acerra, Sant’Antimo e Roccarainola. Dalle dichiarazioni rese da alcuni pentiti di camorra è emerso che a Sant’Antimo il “malloppo” derivante dal traffico di stupefacenti si ingrossa ogni giorno di più. Per il boss pentito Claudio Lamino, il mercato della droga a Sant’Antimo è gestito dal clan Verde, che acquista ogni anno enormi quantitativi di droga, che poi viene rivenduta agli altri clan, maggiorandone il prezzo. I clan santantimesi avrebbero poi a disposizione diversi ragazzi, che spacciano a Sant’Antimo qualsiasi tipo di droga. Anche le piazze di spaccio di Casandrino e Grumo Nevano sono gestite dai clan egemoni di Sant’Antimo, servendosi di vari soggetti del posto.
Nel cosiddetto “cappello”, cioè l’insieme dei proventi derivanti dalle estorsioni diviso tra i clan, fino al 2013 non confluivano quelli della droga. A seguito di alcune riunioni gli esponenti dei tre principali clan di Sant’Antimo decisero di far convergere nel “cappello” anche i ricavi delle spaccio delle sostanze stupefacenti, perché erano aumentate le somme di denaro destinate alle famiglie dei detenuti. Negli anni successivi al 2013 è così cresciuta la quantità di droga acquistata e spacciata dai clan santantimesi. Nel 2019 l’indagine coordinata dalla Procura di Santa Maria Capua Vetere e dalla Dda ha consentito di contestare l’esistenza e l’operatività di un’organizzazione criminale, composta da cittadini nigeriani presenti sul territorio nazionale e in altre nazioni, dedita all’importazione e distribuzione di grossi quantitativi di eroina e cocaina attraverso reiterati trasporti effettuati mediante i cosiddetti “corrieri ovulatori”, dalla Nigeria, dal Kenya, dal Madagascar, dalla Ruanda, dal Brasile, dalla Turchia, dalla Spagna all’Italia. Le sostanze stupefacenti, una volta in Italia, venivano illecitamente trasportate e cedute in favore di una fitta rete di “pusher” delle città di Sant’Antimo, Padova, Latina, che, a loro volta, le rivendevano al dettaglio.
Secondo il rapporto Fire dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, la Campania è tra le prime tre Regioni in Italia per possesso e sequestro di armi. Infatti, sempre più numerosi sono i casi di arresti a Sant’Antimo di soggetti trovati in possesso di droga e munizioni. Gli esponenti dei clan di Sant’Antimo dispongono di veri e propri arsenali da guerra per controllare il territorio e per emergere tra i vari sistemi criminali locali. Armi nascoste negli appartamenti, nei garage, sui tetti delle case popolari, nei sottoscala, nelle automobili. I segnali della grande diffusione delle droghe sono proprio le numerose armi, che girano per la città. Se tanti girano armati con coltelli, pistole, mazze da baseball è perché vogliono difendere il “tesoro” derivante dalla vendita di stupefacenti e difendere le loro zone di spaccio. L’età media dei nuovi consumatori, inoltre, si è abbassata fino ai tredici, quattordici anni.
Anche per questo, con il progetto “Scuole sicure”, si è deciso di intervenire nelle scuole e nelle famiglie, con nettezza e severità, cercando le cause del fenomeno per abbatterlo. È importante ricordare che il consumo di sostanze stupefacenti è l’anticamera per il ritorno alla diffusione di malattie trasmissibili attraverso il sangue ed è la causa principale di microrapine e di reati connessi all’imbarbarimento prodotto dalle sostanze. Interi rioni, le zone degradate e abbandonate del paese, i locali del divertimento serale sono luoghi di spaccio per tanti, anche per ragazzini che poi finiscono in coma da droghe. In tanti rischiano di morire per overdose, di infettarsi. Sempre più frequenti sono i casi di violenza e minacce ai danni di genitori e parenti al fine di procacciarsi i soldi della droga, perché la tossicodipendenza disumanizza non solo i singoli, ma anche i rapporti familiari, lavorativi e sociali.
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