L’Istituto per il credito sportivo batte cassa nei confronti della Polisportiva Sant’Antimo e del Comune. In ballo una cifra da far tremare i polsi, perché il Tribunale di Roma ha ingiunto di pagare circa quattro milioni di euro, oltre gli interessi di mora dal 18 dicembre 2018. Questo è quanto si legge nel decreto ingiuntivo notificato a inizio luglio al Comune di Sant’Antimo, attualmente guidato da una triade di commissari prefettizi a seguito dello scioglimento per infiltrazioni camorristiche dell’ente locale. Sono lontani i tempi delle partite della primavera del Napoli disputate a Sant’Antimo. Ancora di più quelli del ritiro del Milan, con campioni come Seedorf e Ronaldinho protagonisti nella struttura sportiva santantimese, fiore all’occhiello di un paese tra i più poveri della provincia di Napoli per reddito pro capite.
Con due contratti di mutuo stipulati nel 2004 e nel 2013, entrambi garantiti dal Comune di Sant’Antimo, il credito sportivo ha erogato circa cinque milioni di euro a favore della società Polisportiva. Precisamente, tre milioni e mezzo nel 2004, per la riqualificazione del sito di via Marconi a Sant’Antimo, e un milione e mezzo nel 2013, per l’ampliamento delle tribune del campo di basket del Palazzetto dello Sport. Dal 2005 al 2012 risultano versati dalla Polisportiva all’Istituto del credito circa un milione e mezzo di euro (200mila euro all’anno). Poi dal 2013 le cose hanno preso una piega differente, con le pesanti polemiche politiche tra maggioranza e opposizione consiliare sui mutui e sui canoni non pagati dalla società Polisportiva.
Nel 2016, il consiglio comunale di Sant’Antimo fu chiamato a pronunciarsi su una richiesta di ristrutturazione dei mutui contratti dalla Polisportiva Sant’Antimo, di proprietà del gruppo Cesaro, con l’Istituto del credito sportivo. Il Comune, difatti, è garante e parte in causa nella sottoscrizione dei mutui. La richiesta di rinegoziazione del 2016 era finalizzata alla dilazione della durata del debito residuo, fino a farlo coincidere con la scadenza della concessione. Dal punto di vista tecnico, la dilazione avrebbe alleggerito anche la posizione dell’ente locale e incrementato il rating per contrarre altre mutui. La proposta, approvata dall’allora maggioranza di centrodestra, fu criticata da alcuni consiglieri di opposizione. Nel luglio del 2016 con determina numero 24 dell’avvocatura comunale si è proceduto con il ricorso per decreto ingiuntivo presso il Tribunale di Napoli per il recupero dalla Polisportiva Sant’Antimo dei canoni di concessione (circa settanta mila euro). Ad oggi si è ancora in attesa della decisione del Tribunale.
Il Comune di Sant’Antimo
Nel febbraio del 2018, la Prefettura di Napoli ha predisposto l’interdittiva antimafia per il centro sportivo Sant’Antimo, il fiore all’occhiello del Gruppo Cesaro Sport. Ad aprile del 2018 il consiglio comunale, allora guidato dall’ex sindaco Aurelio Russo, ha ratificato la procedura di risoluzione del contratto di concessione del centro sportivo di Sant’Antimo alla “Polisportiva Sant’Antimo srl”, votata all’unanimità dai consiglieri “rimasti” in aula. Gli scranni, occupati dai rappresentanti del centrodestra, infatti, si svuotarono poco prima della discussione. Nella sua lunga relazione l’ex sindaco Aurelio Russo espose l’intera vicenda della concessione del centro sportivo, a partire dal lontano 2000.
Dalla prima delibera che autorizzava l’affidamento a terzi (per 20 anni e tramite gara) della gestione della struttura, ai primi contenziosi tra le parti per una porzione d’area adibita a sito provvisorio di stoccaggio di rifiuti; dalle rideterminazioni contrattuali che prorogavano di continuo la scadenza della concessione, al rilascio di fidejussioni a carico del Comune a garanzia dei mutui accesi dalla Polisportiva presso l’Istituto di credito sportivo (le cui rate sono state disattese); dal reiterato mancato pagamento dei canoni d’affitto e della Tarsu, all’ampliamento del palazzetto per consentire alla squadra cittadina di partecipare al campionato di Lega due, salvo poi cederne pochi mesi dopo il titolo ad altra squadra; dalla mancata quantificazione di tariffe e sconti per residenti da concertare con l’ente locale, fino alla recente presa d’atto dell’interdittiva antimafia a carico della Polisportiva, notificata al Comune dalla Prefettura di Napoli. Un’illustrazione circostanziata dei fatti conclusa con una serie di motivi che per i consulenti legali del Comune determinavano la risoluzione del contratto, come il mancato pagamento dei canoni concessori e il mancato pagamento dei ratei dei mutui.
La questione, però, non era ancora chiusa. Con comunicazione del 19 giugno 2018 l’Istituto di credito sportivo ha chiesto alla mutuataria e al fideiussore, cioè alla società Polisportiva e al Comune di Sant’Antimo, il pagamento dell’insoluto, avvertendo che in caso di mancato adempimento, avrebbe dichiarato la risoluzione del contratto di mutuo. In base a quanto si apprende dal ricorso per decreto ingiuntivo, non solo non si è proceduto al pagamento, ma non è stata riscontrata alcuna comunicazione all’Istituto di credito, che ha proceduto con comunicazioni del 12 ottobre e del 15 dicembre 2018 alla risoluzione dei contratti di mutuo e alla richiesta sia alla società Polisportiva sia al Comune di Sant’Antimo dell’intera somma di circa quattro milioni di euro. Recentemente, la Prefettura di Napoli e i commissari prefettizi hanno avviato l’iter per il trasferimento definitivo della tenenza dei carabinieri nella struttura sportiva di via Marconi, in perfetto accordo con l’Arma. Per i commissari solo così un importante presidio di legalità verrebbe definitivamente alloggiato in una struttura pubblica e, dall’altro, quel bene, che oggi rischia di tornare una cattedrale nel deserto come negli anni Ottanta, assumerebbe un’utilità sociale. Intanto il Comune di Sant’Antimo si prepara a fare opposizione contro il decreto ingiuntivo entro il 16 settembre, affidando la difesa dell’ente locale a un professionista esterno, il legale Paolo Trapanese, olimpionico di pallanuoto e avvocato civilista.
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