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Home Cronaca

Sant’Antimo, intrecci carabinieri e clan: revoca arresti a due militari

Giuseppe Scuotri di Giuseppe Scuotri
5 Febbraio 2020
in Cronaca

È tornato in libertà il maresciallo Raffaele Martucci, il carabiniere coinvolto nelle indagini, portate avanti dai militari del nucleo investigativo di Castello di Cisterna e coordinate dalla Direzione distrettuale antimafia di Napoli, che tentano di far luce sulla condotta di alcuni esponenti dell’arma di stanza presso la stazione di Sant’Antimo, in provincia di Napoli. Il provvedimento di revoca degli arresti domiciliari, scattati il mese scorso, è stato emesso dal giudice per le indagini preliminari Valentina Gallo, la quale ha ritenuto come interamente decorso il termine della prescrizione relativa alla condotta presa in esame dagli inquirenti, le cui ipotesi di reato fanno riferimento a fatti commessi non oltre il 14 luglio 2010.

Arresti domiciliari revocati dal gip, con la medesima motivazione, anche per Corrado Puzzo, altro militare dell’arma che a inizio mese era stato travolto dalle indagini della Dda. Ai due uomini, gli inquirenti hanno contestato gli stessi reati di corruzione e rivelazione di segreto d’ufficio, nell’ambito di un’operazione che aveva portato complessivamente alla misura della custodia cautelare per cinque carabinieri e di sospensione dall’esercizio del pubblico ufficio per la durata di un anno a carico di altri tre militari.

L’accusa formulata, grazie alle dichiarazioni del collaboratore di giustizia Claudio Lamino, è quella di aver garantito impunità e sostanziale libertà d’azione a diversi esponenti del clan camorristico capeggiato dal boss Pasquale Puca, ritenuta l’organizzazione egemone sul territorio del Comune di Sant’Antino. I  colpiti dall’ordinanza di custodia ai domiciliari erano stati, oltre ai già citati Martucci e Puzzo, Angelo Pelliccia, Michele Mancuso, Francesco di Lorenzo, Vincenzo Palmisano e il boss Pasquale Puca, quest’ultimo già detenuto a regime di 41bis. I militari destinatari dell’interdizione erano stati, invece, Vincenzo Di Marino, indagato per rivelazione del segreto d’ufficio e omissione di atti, il capitano Daniele Perrotta, chiamato a difendersi dal reato di omissione di atti d’ufficio e Carmine Dovere, accusato di abuso d’ufficio. Per tutti gli uomini coinvolti la magistratura aveva escluso l’aggravante, richiesta dalla Procura, di concorso esterno in associazione camorristica.

 

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