I suoi fratelli sono finiti nel mirino degli inquirenti, destinatari di misure cautelari nell’ambito dell’inchiesta che ha portato a 59 arresti per gli intrecci tra camorra e politica a Sant’Antimo, in provincia di Napoli. Luigi Cesaro, ex presidente della Provincia di Napoli ed esponente di Forza Italia, risulta essere, invece, indagato. Anche nei suoi confronti era stato richiesto l’arresto, ma i giudici si sono riservati sulla decisione. Ad accusare l’attuale senatore azzurro è il pentito di camorra Ferdinando Puca, il quale ha raccontato ai magistrati di un rodato “sistema elettorale”, con al vertice proprio Luigi Cesaro. “Per manipolare la campagna elettorale mi diede 10mila euro”, ha affermato Puca.
Secondo il collaboratore di giustizia, l’esponente di Forza Italia avrebbe controllato in prima persona la corrispondenza di soldi e voti in occasione delle diverse tornate elettorali, autorizzando i propri galoppini a utilizzare metodi violenti e persecutori nel caso qualcuno si fosse ribellato al “sistema”. Accuse pesanti quelle del pentito, a cui si aggiungono alcune intercettazioni telefoniche, nelle quali lo stesso Cesaro avrebbe mostrato il proprio disappunto per la decisione di un camorrista locale di collaborare con la giustizia.
Il nucleo operativo in cui venivano organizzati incontri, dove si decidevano le campagne elettorali e si trasferivano i soldi al clan Puca sarebbe stato il centro sanitario Igea, di Antimo Cesaro, fratello del senatore. In questo clima di intimidazioni, corruzioni e violenze sarebbero stati coinvolti anche alcuni consiglieri comunali, obbligati a votare la sfiducia nei confronti della giunta Russo, sciolta successivamente per infiltrazioni camorristiche.
Da parte sua, il senatore Luigi Cesaro si è immediatamente difeso dalle accuse del collaboratore di giustizia, affermando che i suoi voti sono stati ottenuti soltanto grazie all’impegno sul territorio. “Sono esterrefatto – ha specificato in una nota – nell’apprendere da notizie di stampa il mio presunto coinvolgimento in pratiche di raccolta del consenso non regolari e addirittura oggetto di ipotizzato accordo con ambienti riconducibili a consorterie criminali. Nel corso della mia lunga e diversificata esperienza politica ed istituzionale mi sono più volte cimentato in campagne elettorali, da quelle europee a quelle nazionali, provinciali e comunali: sempre il consenso sulla mia persona è stato raccolto in modo assolutamente trasparente e i suffragi ricevuti sono stati frutto esclusivamente del mio impegno a sostegno delle nostre comunità e della mia nota disponibilità nei confronti dei cittadini”.