Un blitz dei carabinieri di Salerno ha portato all’arresto di 38 persone, comprendenti l’intera gerarchia di un’organizzazione criminale dedita alla droga, dai capi fino ai pusher. Tra i piani alti troviamo il nome di Ciro Persico che, dal carcere, è riuscito a gestire i propri affari con gli stupefacenti insieme al fratello Antonio e alla moglie Carmela Barone. Le sue conversazioni, intercettate dai militari dell’Arma di Salerno, hanno rimpinguato il fascicolo dell’indagine, rivelandosi cruciali per l’arresto, avvenuto nella mattinata di ieri. I carabinieri, coordinati dal maggiore Castellari e dal capitano Semboloni, hanno fatto luce su un’organizzazione che riusciva a trarre un profitto anche di 4mila euro al giorno. Cifre da capogiro per il mercato degli stupefacenti, gestito in prima persona da Ciro Persico, attivo nella città di Salerno. Proprio nel centro storico, in via Masuccio Salernitano, a pochi passi dal lungomare Trieste, il gruppo aveva anche un deposito.
Dalle indagini si è scoperto, inoltre, che Ciro Persico era in grado di incassare anche 1.500 euro alla settimana con la vendita al dettaglio. Il sistema, con una ripartizione precisa di ruoli e competenze, faceva addirittura scuola: lo stesso Persico, infatti, in rapporti con altri capi della provincia, consigliava loro di adottare quello che era conosciuto come il ”metodo Iavarone”. La vendita di hashish, insegnava lui, quando sul mercato c’è carenza di merce, deve procedere a vendite grosse. Ma i clienti salernitani avevano una vasta scelta, la vendita non si limitava solo all’hashish. Dal crack al cotto, passando per la cocaina e l’eroina e finendo con il fumo, l’organizzazione era pronta a soddisfare le esigenze di tutti. I canali di approvvigionamento all’ingrosso erano due, uno nella vicina provincia di Napoli, a Torre Annunziata, mentre l’altro arrivava fino in Calabria, a Crotone.

