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Scavi di Ercolano, scoperti neuroni nel cervello vetrificato di una vittima dell’eruzione

Lo studio è stato condotto da un team di esperti in varie discipline, tra cui i ricercatori dell’Università "Federico II" di Napoli

Giuseppe Cerreto di Giuseppe Cerreto
3 Ottobre 2020
in Società
Ercolano

Tessuti neuronali intatti in un corpo risalente a duemila anni fa. Questa la sensazionale scoperta emersa in seguito a particolari studi effettuati sui resti umani conservati negli scavi di Ercolano, a duemila anni di distanza dalla tragica eruzione del Vesuvio del 79 d.C. Lo studio innovativo ha riguardato un cervello vetrificato di una delle vittime dell’eruzione, ed è stato condotto da un team di esperti in varie discipline. I resti cerebrali presi in esame all’interno degli scavi riguardano alcuni brandelli di materia neuronale, forse appartenenti al custode del Collegio degli Augustali. Stando alle ricostruzioni effettuate dai ricercatori circa la sua morte, l’uomo stava dormendo nel proprio letto quando una nube incandescente lo avvolse del tutto. Le altissime temperature generate dall’eruzione, seguite da un rapido raffreddamento delle ceneri vulcaniche, avrebbero permesso il processo di vetrificazione dei tessuti umani, fino a lasciare intatto parte del sistema nervoso centrale della vittima. Si tratta di una scoperta unica nel suo genere che potrebbe aprire nuovi campi di applicazione per i ricercatori nello studio della neurobiologia ma che potrebbe anche dare agli archeologi nuove informazioni su quel fatidico giorno di ottobre di duemila anni fa che vide la distruzione e il seppellimento delle antiche città romane di Pompei e di Ercolano.

Alla scoperta hanno contribuito i ricercatori dell’Università “Federico II” di Napoli, dell’Università di Roma Tre e della Statale di Milano, i quali hanno lavorato con il supporto degli scienziati del centro di ricerca Ceinge per le biotecnologie avanzate e del Cnr. Si tratta, quindi, di una ricerca tutta italiana, che ha trovato spazio sulle pagine della prestigiosa rivista scientifica internazionale Plos One. A capo degli studi l’antropologo Pierpaolo Petrone, responsabile del laboratorio di osteobiologia umana e antropologia forense presso la sezione di medicina legale della “Federico II”. Le ricerche di Petrone sono state coadiuvate dalle preziose conoscenze di Guido Giordano, docente di vulcanologia presso l’Università di Roma Tre, Giuseppe Castaldo, ordinario di scienze tecniche di medicina di laboratorio e principal investigator del Ceinge, Maria Pia Miano, neurogenetista presso il Cnr di Napoli e Francesco Sirano, direttore degli scavi archeologici di Ercolano.

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Tags: ArcheologiaErcolanoflashNapoliPompeiVesuvio
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