La guardia di finanza di Trieste, congiuntamente a quella di Napoli, coordinate dalla Procura della Repubblica partenopea, hanno eseguito un sequestro preventivo di beni del valore di oltre 53 milioni di euro nei confronti di cinque soggetti, ritenuti responsabili di una frode fiscale nel settore della commercializzazione di carburanti per autotrazione. L’attività investigativa, avviata nel 2018 dal nucleo di polizia economico-finanziaria del capoluogo friulano, ha consentito di scoprire una ingente evasione fiscale da parte di una nota azienda campana operante nel commercio di prodotti petroliferi, la quale effettuava fittizie cessioni di carburante a dodici società fantasma per oltre 146 milioni di euro, evadendo così l’imposta sul valore aggiunto per circa 33 milioni di euro. In più, nello stesso anno d’imposta del mancato versamento Iva, l’azienda non ha presentato la dichiarazione dei redditi, effettuando quindi un’ulteriore evasione fiscale dell’Ires per quasi 20 milioni di euro.
I titolari dell’azienda campana, grazie alla loro pluriennale esperienza nel settore degli oli minerali, “erano riusciti ad acquisire la proprietà di un noto deposito situato nel porto di Trieste“, dichiara il comandante del nucleo di polizia economico-finanziaria di Trieste Leonardo Erre, “e vendevano milioni di litri di prodotti energetici a società cartiere riconducibili a soggetti prestanome“. Quest’ultime si erano dichiarate fittiziamente “esportatori abituali” e, grazie a questo escamotage, potevano acquistare i prodotti senza l’applicazione dell’Iva. Tramite questo meccanismo, definito “frode carosello”, le società fantasma rivendevano gli stessi prodotti applicando l’Iva al cliente finale, senza poi versarla all’erario. Attraverso le condotte ipotizzate, la nota società di origine campana avrebbe assunto, negli anni, una posizione fortemente dominante sul mercato, arrecando gravi danni non solo all’erario, ma anche alle aziende del settore che, invece, operano rispettando tutte le regole, ponendo in essere, quindi, una vera e propria concorrenza sleale.

