Sequestro di beni per 36 milioni di euro a imprenditore: per gli inquirenti è legato alla camorra (Video)
La confisca è il risultato di un'operazione congiunta dei nuclei della guardia di finanza di Napoli e Bologna. Duro colpo alla criminalità organizzata nel Napoletano
Un’operazione congiunta dei nuclei di polizia economico-finanziaria della guardia di finanza di Napoli e di Bologna ha portato alla confisca preventiva di beni per il valore di 36 milioni di euro appartenenti a un noto imprenditore ritenuto dagli inquirenti essere un personaggio di spicco della camorra. L’azione dei finanzieri, svoltasi tra le province di Napoli, Caserta e Latina, è stata disposta su provvedimento del Tribunale di Napoli sotto il coordinamento della Direzione distrettuale antimafia. Il sequestro ha riguardato beni mobili, immobili, società e rapporti finanziari riconducibili ad A. M., un imprenditore cinquantanovenne attivo nel settore dell’edilizia.
Già nel 2017, l’impresario fu arrestato nell’ambito dell’operazioneOmphalos, in quanto ritenuto responsabile dei reati diusura, abuso nell’attività finanziaria, intestazione fittizia di quote societarie e di beni nonché di indebita percezione di erogazioni economiche ai danni dello Stato. Il quadro accusatorio fu ulteriormente aggravato dal fatto che, secondo gli inquirenti, l’imprenditore avrebbe agevolato, nell’ambito delle proprie attività illecite, due clan di camorra, in particolare i Morelli e gli Aversano, attivi nei Comuni di Grumo Nevano, Casandrino e Sant’Antimo, nell’area nord di Napoli.
A. M. dunque, già arrestato in passato per concorso esterno in associazione mafiosa, era considerato uno tra i principali fulcri delle attività dei due sodalizi criminali sul territorio e indicato, da diversi collaboratori di giustizia, come il coordinatore delle attività estorsive. Con il consolidarsi della sua attività criminale, coadiuvato da una schiera di affiliati fedelissimi al sodalizio camorristico, si sarebbe dedicato anche all’usura prendendo così il controllo di diverse realtà societarie già affermate nei rispettivi settori. L’accrescere del potere economico e finanziario avrebbe così permesso all’imprenditore di investire ingenti somme di denaro sul mercato immobiliare e di commettere una serie di truffe anche gravi all’interno del settore assicurativo.
Il provvedimento di sequestro avvenuto oggi è giunto al termine di una complessa e articolata attività investigativa, che ha visto la fondamentale collaborazione tra le Fiamme gialle partenopee e quelle felsinee. Sono stati, così, ricostruiti i flussi di denaro e l’immenso patrimonio finanziario accumulato dall’imprenditore colluso, sottraendo in tal modo risorse alla criminalità organizzata campana per ben 36 milioni di euro. Diversi giorni fa a Caivano, sempre nell’area nord di Napoli, era stata finalmente abbattuta l’ex villa Moccia, appartenente all’omonimo clan Moccia di Afragola, egemone sul territorio, mentre a giugno, a Torre Annunziata, Palazzo Fienga, proprietà un tempo appartenente al famigerato clan Gionta, era diventata la sede del locale commissariato di polizia. Tali azioni e interventi dimostrano quanto la giustizia e la legalità possano essere realmente più forti degli affari criminali della camorra.
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