Sono scattati ieri sera, tra la cittadina vesuviana di Cercola e il quartiere napoletano di Ponticelli, gli arresti per estorsione aggravata dal metodo mafioso e al fine di agevolare l’organizzazione di appartenenza nei confronti di sette persone legate al clan camorristico De Luca Bossa, molto potente nelle aree di Cercola e Pomigliano d’Arco. Li hanno eseguiti, durante un’operazione congiunta, gli uomini della squadra mobile della Questura di Napoli e i carabinieri della compagnia di Torre del Greco e della tenenza di Cercola, su disposizione della Direzione distrettuale antimafia. I provvedimenti emessi nei confronti dei sette indagati sono due e riguardano, rispettivamente, un’estorsione commessa nell’ambito della gestione delle abitazioni di edilizia popolare e un tentativo di estorsione continuata nei confronti di un imprenditore.
In particolare, il primo decreto di fermo, eseguito dalla squadra mobile di Napoli, è stato emesso nei confronti di tre indagati: U. B. detto Recchiolone, M. S. e, soprattutto, U. D. L. B., ritenuto l’attuale reggente del clan De Luca Bossa, nonché figlio del suo fondatore, attualmente detenuto in regime di 41/bis. I primi due avrebbero chiesto, su mandato del loro boss, 5.000 euro in contanti a una donna come prezzo per poter conservare il possesso dell’alloggio popolare nel quale viveva assieme al figlio minorenne nel quartiere napoletano di Ponticelli. La donna, però, non disponeva di tale somma di denaro e così, in seguito alle continue minacce ricevute, era stata costretta a lasciare la casa e ad allontanarsene per evitare ulteriori ritorsioni.


