Si infittisce il mistero sulla morte del ginecologo beneventano Stefano Ansaldi
La violenta e improvvisa scomparsa del medico campano è diventata un vero e proprio rebus per gli investigatori. Tra le piste seguite anche quella del suicidio
La morte del ginecologo Stefano Ansaldi è diventata un vero e proprio rebus per gli investigatori, che stanno indagando sul caso della sua misteriosa e improvvisa scomparsa. Scartata l’ipotesi della rapina, in quanto incompatibile con gli indizi trovati dagli inquirenti sulla scena del delitto, le indagini si sono arricchite di ulteriori elementi che tuttavia non avrebbero fatto altro che infittire il giallo: in queste ore sono infatti emerse ulteriori incongruenze.
Prima della sua partenza alla volta di Milano, il medico campano aveva confermato alla moglie, con la quale non era in buoni rapporti, e ai familiari, che avrebbe dovuto incontrarsi con alcune persone per un appuntamento importante, senza tuttavia specificare con chi e per quale motivo. Le immagini raccolte dalle telecamere di sorveglianza presenti in stazione, inoltre, hanno rivelato che nelle ultime ore della sua vita, Ansaldi si sarebbe aggirato nervosamente con la valigetta tra le mani in via Mauro Macchi e in via Antonio Scarlatti, senza mai allontanarsi dall’area dove è stato ritrovato il suo cadavere. Dei suoi assalitori però non è stata rintracciata nemmeno l’ombra, dato che il luogo del delitto si trovava tra le impalcature di un palazzo, in un posto al buio e ben riparo da occhi indiscreti. A ciò si aggiunge l’unica testimonianza raccolta, quella di due ragazzi che erano presenti sul posto, che avrebbero visto in lontananza l’uomo prima aggrapparsi all’impalcatura, poi accasciarsi al suolo, senza notare nessuno allontanarsi velocemente.
Il mistero avvolge anche il cellulare della vittima: lo smartphone, che non è stato più ritrovato, sarebbe stato infatti spento almeno un’ora prima della sua morte, così da non poter essere rintracciato. Alcune incongruenze riguarderebbero anche l’arma del delitto: sul marciapiede, poco distante dal cadavere del medico, gli investigatori hanno rinvenuto un normalissimo coltello da cucina, un’arma difficilmente compatibile con la profonda ferita da taglio trovata sul collo della vittima, la quale è stata sgozzata. Altro elemento difficile da decifrare riguarderebbe la valigetta che il sessantacinquenne portava con sé, al cui interno non è stato trovato nulla, né un cambio d’abito né altro, tranne che alcuni pacchi di biscotti, a indicare che il ginecologo sarebbe dovuto rientrare dopo il presunto incontro. Eppure non è stata trovata alcuna traccia del biglietto di ritorno per Napoli. Forse è stato messo in atto un depistaggio o un inquinamento delle prove per rallentare le indagini? Non è dato saperlo.
Di fronte a un quadro così difficile da decifrare agli inquirenti non è rimasto altro che indagare sulla vita privata del ginecologo. Secondo alcune indiscrezioni riportate dal Corriere della Sera e da la Repubblica ci sarebbero stati alcuni aspetti torbidi e poco chiari sulla vita e sulla professione di Ansaldi. In primis, l’uomo aveva ricevuto recentemente una denuncia da parte di una sua paziente, che lo aveva accusato di essere il responsabile della morte della figlia appena nata. Sebbene ciò potrebbe rappresentare un precedente, secondo gli inquirenti non ci sarebbe alcun legame tra il delitto e la professione del medico, scartando così l’ipotesi della vendetta per insufficienza di prove. Ansaldi, poi, si sarebbe trovato nell’ultimo periodo in forti difficoltà finanziarie.Appena lo scorso anno il ginecologo beneventano aveva denunciato la scomparsa di un assegno in bianco da lui firmato e indirizzato a una società di Malta finita nell’inchiesta sulle compagnie off-shore condotta dal quotidiano tedesco Süddeutsche Zeitung. Potrebbe dunque entrare in gioco una questione di denaro e di tangenti con la scomparsa del medico? Anche questa seconda pista sarebbe poco chiara.
Nel frattempo i carabinieri di Napoli, in stretta collaborazione con i colleghi dell’Arma di Milano, hanno provveduto alla perquisizione dell’appartamento e dello studio di piazza Cavour, dove Ansaldi esercitava la sua professione di ginecologo. I militari hanno sequestrato il pc e altri cellulari del medico, al cui interno potrebbero nascondersi elementi utili per risolvere il caso, diventato un vero e proprio rompicapo per gli investigatori. Le indagini dunque non sono ancora concluse, e qualora non dovessero emergere ulteriori prove tali da confermare l’ipotesi di omicidio, gli elementi raccolti fino ad ora potrebbero spingere gli investigatori ad archiviare il caso come suicidio.
Questo sito Web utilizza i cookie. Continuando a utilizzare questo sito Web, acconsenti all'utilizzo dei cookie. Visita la nostra Privacy Policy. Accetto