Non conoscono sosta gli sforzi dei carabinieri forestali nella lotta contro chi pratica l’attività venatoria in periodi non consentiti. L’ultima denuncia, in tal senso, arriva da Roccamonfina: qui i militari della stazione locale hanno deferito in stato di libertà un uomo, sorpreso a cacciare in località Pratolongo, un’area protetta inclusa nel Parco regionale di Roccamonfina. Tutto ha avuto inizio quanto i forestali hanno rinvenuto un richiamo acustico riproducente il verso della quaglia. Tali oggetti sono solitamente programmati con timer per entrare in funzione nel corso della notte, essendo le quaglie animali attivi principalmente dopo il tramonto. I carabinieri si sono quindi appostati nei pressi del richiamo fino a quando non hanno pizzicato, nei dintorni dell’apparecchio elettro-acustico, un uomo in chiaro atteggiamento di caccia, con il fucile imbracciato e due setter inglesi al seguito. Accertata la violazione penale, i forestali hanno posto sotto sequestro il fucile da caccia e il munizionamento in possesso del bracconiere.

Una vasta operazione volta al contrasto del bracconaggio era stata portata a termine, lo scorso 11 maggio, dai carabinieri forestali del gruppo di Napoli i quali, coadiuvati dai colleghi del Nucleo cites, avevano passato al setaccio diverse aree a vocazione venatoria sul territorio della città metropolitana partenopea, luoghi in cui spesso si registrano attività di caccia fuori calendario, portate avanti da cacciatori senza scrupoli spesso anche con mezzi non consentiti dalla legge. Numerosi erano stati i sequestri di trappole e richiami acustici tecnologicamente avanzati, che i forestali avevano rinvenuto ben occultati nella vegetazione. Un grosso ritrovamento, in tal senso, era avvenuto nel comune di Barano d’Ischia. Qui i militari appartenenti alla stazione di Casamicciola avevano rinvenuto e posto sotto sequestro ben 157 cartucce calibro 20, utilizzate con ogni probabilità per cacciare illegalmente volatili. Sul territorio del Comune di Acerra invece, grazie alla collaborazione con le associazioni Wwf e Lipu, i forestali avevano identificato due persone colpevoli di aver installato, come richiami per la selvaggina, delle gabbie metalliche contenenti volatili vivi.

