Come anticipato martedì, il presidente del Movimento 5 Stelle Giuseppe Conte ha dichiarato che non voterà la fiducia durante la discussione sul decreto legge Aiuti prevista in Senato. Le azioni di Conte e del M5S porteranno con ogni probabilità ad una crisi di governo – politica più che parlamentare. Questo non perché il governo Draghi non abbia i numeri per continuare, ma perché il premier ha già più volte dichiarato che il governo senza la componente pentastellata «Non può esistere», in quanto nato per garantire l’unità nazionale.
Le reazioni della politica
Le dichiarazioni di Conte hanno provocato diverse reazioni da parte di tutta la politica. Matteo Salvini della Lega – attuale primo partito in Parlamento – ha dichiarato «Se i 5Stelle escono dall’Aula, la maggioranza non c’è più: basta con litigi, minacce e ritardi», sostenendo lo scioglimento delle Camere e le elezioni anticipate. La posizione di Salvini fa anche intendere che, nel caso Draghi decida di continuare a trascinare il governo fino a maggio 2023, Salvini uscirebbe a sua volta dalla maggioranza, come anticipato qualche giorno fa. Sulla stessa linea si trova anche Forza Italia.
Letta del PD difende Draghi e aspetta le decisioni del Colle. Tuttavia, ha dichiarato: «se una forza politica importante come i 5S, esce dal governo non è per ricatto o per ripicca del Pd che diciamo che cade tutto e si va al voto». Di Maio, sulla linea del segretario Dem, ha condannato lo strappo dei 5 Stelle: «Non votare la fiducia al governo è un fatto grave, è doverosa una verifica di maggioranza. Una crisi di governo nel bel mezzo di una guerra è un chiaro atto di irresponsabilità, così si condanna il Paese al baratro», sottolineando il complicato momento storico che si sta attraversando. Carlo Calenda, insieme al gruppo centrista Azione e +Europa, ha dichiarato il sostegno a Draghi, supportando l’idea di continuare l’esecutivo anche senza M5S. Infine, dall’opposizione, Meloni chiede le elezioni immediate: «Ora basta pietà: tutti a casa, elezioni subito!».
Le conseguenze
La decisione di Conte arriva dopo settimane di tensioni e crisi sfiorate. L’ultima sembrava rientrata dopo la consegna al premier Draghi di una lista di priorità del Movimento, ritenute le uniche condizioni necessarie per la continuazione del sostegno al governo. Tuttavia, Draghi non ha voluto subire ricatti da parte di una sola forza politica del parlamento e, chiarendo come senza i pentastellati il governo non possa andare avanti, fa ricadere su Conte ogni responsabilità di crisi.
Le prossime settimane saranno cruciali per capire come si svilupperanno gli ultimi mesi di legislatura. Mattarella dovrà fare attente valutazioni. Gli scenari possibili sono diversi. Tuttavia, sembra difficile arrivare in fretta a nuove elezioni. Nell’ipotesi che si voti a settembre, i termini per la risoluzione della crisi sono stretti alle prossime due settimane, in quanto ad agosto l’attività parlamentare rallenta. Oltre settembre è, come sempre, impossibile sciogliere e rifare le Camere per via della Legge di Bilancio. Con ogni probabilità il voto sarà comunque l’anno prossimo. Sempre che un ultima difficile mediazione di Mattarella non convinca al proseguimento di questo governo.