Cronaca
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Teverola, parla Daniele Pragliola: “Resisto al Covid e ho voglia di tornare al lavoro al Cto”

Nei giorni scorsi ha fatto scalpore il suo post su Facebook, in cui è uscito allo scoperto e ha ammesso di essere positivo al Covid-19, contratto durante il suo delicato e importante lavoro al Cto. Daniele Pragliola, 28enne di Teverola, laureato in scienze infermieristiche, ha rilasciato un’intervista a Il Crivello, dove spiega il suo gesto e approfondisce gli argomenti accennati nel messaggio.

Innanzitutto grazie per averci concesso l’intervista. Come sono le sue condizioni di salute in questo momento?

Sto bene. Ho avuto dei forti dolori articolari e qualche decimo di febbre. La temperatura corporea non è mai salita troppo e adesso sto meglio”.

È stato comunque sottoposto al tampone. Come si è giunti a tale decisione?  

Semplicemente per il mio lavoro. Sono infermiere presso l’ospedale Cto di Napoli, dove giungono i casi sospetti di Covid-19. Ho avuto contatti con uno di questi pazienti, che poi è risultato positivo al virus. Hanno fatto, quindi, il tampone a tutto il personale medico e paramedico e anche ai pazienti ricoverati nel reparto. Alla fine sono risultato contagiato. Al Cto, pur essendo un centro dedicato ai traumi ortopedici, hanno allestito una struttura per gli accertamenti verso le persone che mostrano sintomi da Coronavirus. Naturalmente, ha un ingresso diverso rispetto a quello principale e normalmente usato”.

È per il suo lavoro che, quindi, ha deciso di vivere in isolamento molto prima del tampone e dei sintomi?

L’ho deciso da solo, prima che accadesse tutto ciò. Il mio è un lavoro sempre a rischio, ma il pericolo è maggiore in questa emergenza. Ho valutato opportuno, quindi, isolarmi subito, senza pensarci su due volte. L’unico contatto veloce e a debita distanza era solo con la mia famiglia, quando mi portavano da magiare. Per il resto, non esco e non vedo gli amici da tempo. Insomma, quello che mi è capitato lo avevo già messo in preventivo”.

A proposito del suo lavoro quali sono le condizioni in cui personale medico e i suoi colleghi infermieri siete costretti a lavorare?

Purtroppo scarseggia di tutto. Aspettiamo nuovi carichi di mascherine e abbigliamento adeguato, che ritardano a arrivare. Ci tuteliamo come possiamo. La carenza di questi materiali essenziali c’è ed è anche a livello nazionale. Non tutti hanno la protezione giusta. La paura di un contagio esiste, ma non possiamo tirarci indietro”.

Dopo l’annuncio del sindaco di Teverola dei due casi in quella giornata, ha scritto subito un post sulla sua pagina Facebook, uscendo allo scoperto. Perché lo ha fatto?

Quello che ho non è una vergogna. Ci sono persone che vogliono sapere, il paese è piccolo e temono di avere avuto un contatto. Li ho voluti così tranquillizzare, inutile nascondere il mio stato. Volevo dire loro che non ho preso il Coronavirus fuori al bar. Così evitano di fare telefonate e chiedere sui social. Penso che, purtroppo, la caccia all’untore non sia solo un fenomeno di oggi, ci sia sempre stata in questi casi. L’importante adesso è che rispettino le regole: stare a casa e mantenere le distanze. Non rischiano nulla, è questo che devono capire. Se le rispettano, non hanno nulla da temere”.

Tornando al suo lavoro, le manca molto?

Devo aspettare che guarisca e terminare la quarantena. Poi ripeterò il tampone e se tutto va bene torno a lavorare. Ci sono gli altri miei colleghi, serve una mano anche a loro e non posso tirarmi indietro. Il nostro mestiere è così, lo faccio dal 2014. Adesso abbiamo più visibilità, ma tutti i giorni c’è da combattere in corsia. Ora sono i numeri che preoccupano, ma dobbiamo essere per forza ottimisti, non piangerci addosso, non serve a niente. Siamo in gioco non possiamo mollare, altrimenti non ne usciremo più”.

 

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