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Home Spettacoli Cinema

Toni Servillo a Giffoni: “Fare l’attore non è una porta facile per il successo”

L'artista casertano conquista i giovani giurati della kermesse fondata e diretta da Claudio Gubitosi

redazione di redazione
26 Agosto 2020
in Cinema, Spettacoli
Toni Servillo a Giffoni

Toni Servillo premiato oggi al Giffoni Film Festival

Assieme a Daisy Ridley, l’amatissima Rey di Star Wars, l’ospite d’onore della giornata odierna al Giffoni Film Festival è stato Toni Servillo, acclamatissimo dai giovani giurati della kermesse fondata a diretta da Claudio Gubitosi. “Giffoni è un segnale di resistenza, rappresenta la voglia di non cedere alla paura e agli allarmismi. È un messaggio di vita – ha sottolineato l’attore e regista casertano, durante l’incontro tenutosi nell’ambito della sezione Giffoni Impact – nonostante questo terribile flagello. Dubito di chi dice che dopo la pandemia tutto sarà diverso, perché la voglia di raccontare storie e di mettere in scena quella grande festa dei sensi, che è ad esempio il teatro, resterà la stessa. Sono trascorsi dieci anni da quando sono venuto qui la prima volta e devo dire che ho riscontrato la stessa determinazione e la stessa passione. A parte il distanziamento imposto dall’emergenza sanitaria, il cuore pulsante del festival non è cambiato. Il messaggio più contagioso che viviamo in questa edizione – ha poi aggiunto – è l’amore per la vita, in un momento storico che invece ci abitua alla morte. In questo senso Giffoni è unico, perché è capace di mettere insieme giovani appassionati di cinema che possono incontrarsi e confrontarsi. Ho avuto modo di vedere il documentario realizzato per il cinquantennale. Mi ha colpito, tra le tante, la testimonianza di Wim Wenders. Il fatto che venendo qui ha ritrovato il bambino che è in lui. Questo rispecchia molto la dimensione pedagogica del festival. Vedendolo si capisce che il cinema è l’occasione per rilanciare argomenti più complessi. È un’opportunità che consente ai ragazzi di conoscere la varietà del mondo e che fa loro amare la vita. Conservare lo stupore dell’infanzia è fondamentale. I giovani non sono vasi vuoti da riempire con il nostro sapere. Questo è il luogo per eccellenza dove viene sfatato un luogo comune su una gioventù non curiosa e non attenta. A Giffoni è rappresentato il suo lato migliore”.

Servillo – premiato a Giffoni per la sua inimitabile carriera – è reduce dal set del nuovo film di Mario Martone, Qui rido io, nel quale veste i panni del grande attore e commediografo Eduardo Scarpetta. Sul film, però, si limita a dire che “le riprese sono terminate il 30 luglio. Io e Mario siamo legati da un antico rapporto di stima e di amicizia”, mentre annuncia che a novembre inizieranno le riprese di Dall’interno, il nuovo lavoro di Leonardo Di Costanzo, uno tra gli autori di cinema del reale più apprezzati a livello internazionale. Nel film, Servillo reciterà assieme ad Alba Rohrwacher e Silvio Orlando: “È una sfida che noi che amiamo il suo cinema accettiamo con piacere”. Ma le curiosità dei giffoners sono davvero tantissime, per esempio a proposito del mestiere di attore: “Tutti i personaggi sono difficili. Lo sono ancora di più – risponde Servillo – quelli ispirati alla realtà perché il pubblico nutre aspettative. Ai ragazzi che vogliono intraprendere questa carriera direi: ci vogliono impegno, sacrificio e dedizione. Non è una porta facile per il successo”.

Durante l’incontro nella sala blu della Multimedia Valley di Giffoni Valle Piana, inoltre, Toni Servillo ha parlato del suo conterraneo Marco D’Amore: “Ho visto Marco fare esattamente quello che facevo io quando ero parte della compagnia di Leo De Berardinis, che rappresentava per me un riferimento assoluto per il teatro. Non c’era replica in cui non fossi dietro le quinte a vedere cosa facesse. E Marco ha fatto lo stesso. Quando ci siamo trovati in uno spettacolo complesso, La trilogia della villeggiatura di Goldoni, durante una tournée di ben 394 date è capitato che qualche attore si ammalasse e Marco ha sostituito perfettamente quattro attori su diciassette conoscendo il ruolo di tutti gli altri. È un attore dotato di un talento, ma da solo il talento non basta. Il suo è un talento governato dall’intelligenza, dote che ti orienta nelle strategie e lavorativamente parlando ti insegna a dire molti no e pochi sì. Credo molto nei giovani. In Elvira, lezioni teatrali di Louis Jouvet, un testo sul rapporto tra allievi e maestri, c’è una bravissima Anna Della Rosa, che prima si trovava in un felice limbo dell’anonimato. Chi cresce con te professionalmente tende ad assorbire i tuoi pregi e i tuoi difetti, l’importante è che prima o poi si affranchi e prenda la sua strada”.

Servillo si definisce attore italiano di lingua napoletana, perché, ricorda, “ogni parola di questo dialetto è uno scrigno e racchiude almeno dieci significati diversi. La lingua napoletana è la lingua dell’esperienza, quella che detta il comportamento. Se dovessi tornare indietro con la memoria, ripenso ad Afragola. A settembre. Mi piacerebbe rivivere quella sensazione di me bambino circondato da un gineceo di nonne, zie, cugine, tutte bellissime, che cantavano e chiacchieravano mentre facevano le bottiglie di pomodoro. Era come trovarsi nel Campiello di Goldoni, un teatro di assonanze e di rimandi. Vivevo in una palazzina nell’unica strada asfaltata del paese, la cosiddetta “a via liscia” che è un po’ – conclude – il mio paradiso perduto, la mia isola di Arturo dove vorrei tornare”.

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Tags: Giffoni Film Festivalteatro
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