Sgominata una complessa associazione a delinquere di matrice internazionale da parte della guardia di finanza di Torino e quella di Napoli, che questa mattina hanno dato esecuzione a un’ordinanza di custodia cautelare nei confronti di 15 persone (10 in carcere e 5 ai domiciliari). L’accusa è di aver messo in piedi un articolato sistema finalizzato al traffico illecito di rifiuti metallici, all’autoriciclaggio di proventi illeciti e all’emissione e utilizzo di documenti attestanti operazioni inesistenti. Nel corso dei controlli, rientranti nell’ambito dell’operazione “Ferramiù”, sono state effettuate anche perquisizioni nei confronti di decine di soggetti e società, nonché il sequestro preventivo disposto su beni per oltre 130 milioni di euro, tra disponibilità finanziarie, immobili, veicoli e quote societarie riconducibili agli indagati.
Le indagini, dirette dalla Procura della Repubblica di Torino, Direzione distrettuale antimafia e condotte dai finanzieri del nucleo di polizia economico-finanziaria del capoluogo piemontese, hanno consentito di individuare un sodalizio criminoso, a carattere transnazionale, che reperiva sul territorio italiano rifiuti metallici acquistati in nero. Successivamente, veniva predisposta la “copertura” documentale e contabile volta a farli apparire come rottami lecitamente acquistati da imprese aventi sede all’estero, le quali ne attestavano falsamente la regolarità secondo i requisiti richiesti dalla normativa dell’Unione europea. Tali rifiuti venivano, poi, consegnati a fonderie o altre società commerciali del settore per essere reimmessi nel circuito produttivo. Nel rispetto della normativa europea in merito, infatti, affinché i rottami metallici non siano qualificabili come “rifiuto”, c’è bisogno che il produttore rediga e trasmetta a ogni cessione una dichiarazione di conformità, affinché, in ogni momento, possa essere individuata l’origine del rottame e, dunque, la tracciabilità dello stesso.


