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Home Ambiente

Traffico illegale di rifiuti tra Campania e Tunisia: ministro nordafricano in manette

Sono 23 le persone indagate dalla Procura della cittadina di Sousse. Al centro della vicenda, 70 container partiti dal Salernitano contenenti materiale plastico, centraline elettriche, scarti industriali, domestici e ospedalieri

Pier Paolo De Brasi di Pier Paolo De Brasi
27 Dicembre 2020
in Ambiente

Un traffico illegale di rifiuti dalla Campania alla Tunisia, 23 persone indagate, 12 delle quali finite in manette, tra cui il ministro dell’Ambiente dello Stato nordafricano, prima dimessosi e poi arrestato. È quanto emerge dall’inchiesta della Procura di Sousse, cittadina a 150 chilometri da Tunisi nel cui porto sono arrivati 70 container con 120 tonnellate di rifiuti, mentre altre 200 sono in attesa di essere smistate. Stando ai resoconti stilati dalle autorità del posto, i cassoni conterrebbero non solo materiale plastico e rifiuti domestici, ma anche rifiuti ospedalieri, centraline elettriche e scarti industriali. Il tutto proveniente da una società con sede a Polla, in provincia di Salerno, e diretti a un’azienda di Sousse, che avrebbe dovuto smaltire fino a 120mila tonnellate di rifiuti in partenza dalla Campania. La società tunisina sembra non avere alcuna autorizzazione per ricevere rifiuti dall’estero, così come affermato da fonti del Governo locale, anche se la stessa azienda sostiene di aver avuto il permesso per l’importazione, il riciclo e lo smaltimento degli scarti di plastica industriale. Sta di fatto, tuttavia, che i container sarebbero stati riempiti con rifiuti domestici e pericolosi, di cui in Tunisia è vietata per legge l’importazione. Per tale ragione, gran parte delle 23 persone a oggi indagate, appartenenti a ministero dell’Ambiente, dogana e Agenzia per la gestione dei rifiuti, sono accusate dalla Procura di Sousse di “uso di documenti falsi” e “partecipazione all’importazione vietata di rifiuti pericolosi”.

L’indagine è partita dopo l’inchiesta giornalistica dei primi di novembre della televisione privata El Hiwar Ettounsi, che ha scoperto l’arrivo dei container con i rifiuti considerati non a norma e senza le necessarie autorizzazioni. Tra l’altro, i 70 cassoni sono entrati nel porto di Sousse a inizio luglio e, nonostante la decisione dei funzionari della dogana di confiscarli e rispedirli in Italia, rimangono ancora oggi in Tunisia. In Italia, della vicenda si sono occupati l’europarlamentare Piernicola Pedicini e la consigliera regionale Maria Muscarà del Movimento 5 Stelle. Entrambi hanno presentato un’interrogazione presso le rispettive istituzioni “per continuare a far luce sui contorni di questa storia e per capire in che modo sarà gestito il rimpatrio e il successivo smaltimento dei rifiuti che torneranno adesso in Campania”.

Il caso di Sousse riporta alla luce il per niente limpido commercio mondiale dei rifiuti, cresciuto nonostante le norme e gli accordi internazionali. Regole che vietano agli Stati industrializzati di sbarazzarsi dei loro rifiuti pericolosi verso le nazioni più povere del pianeta, con conseguenze nefaste per il territorio e la popolazione. Il trasporto e lo smaltimento oltre i confini nazionali dei rifiuti tossici sono disciplinati dalla convenzione di Basilea per l’Unione europea e dalla convenzione di Bamako per l’Unione africana. Infine, la Ue ha adottato anche un regolamento sulla spedizione dei rifiuti pericolosi che vieta la loro esportazione verso i Paesi poveri.

Panorama della cittadina di Sousse con, sullo sfondo, il porto

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Tags: campania
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