Non più solo estorsioni sul territorio, ma vere e proprie incursioni digitali nei risparmi dei cittadini. Una complessa architettura criminale, capace di unire l’ingegneria sociale del cybercrime agli interessi storici della camorra, è stata smantellata dalla Guardia di Finanza sotto la regia della DDA di Napoli. Il bilancio dell’operazione parla chiaro: due arresti, 24 indagati e un bottino da 800mila euro sottratto a decine di vittime ignare.
La sinergia tra hacker e camorra
Il cuore dell’inchiesta rivela un patto d’acciaio tra il mondo digitale e il clan dei Casalesi. Secondo gli inquirenti, ben il 40% dei proventi generati dalle frodi veniva convertito in contanti e consegnato direttamente ai vertici del clan. Questi fondi non erano destinati solo alle attività illecite del gruppo, ma servivano a garantire il “welfare” interno alla consorteria: lo stipendio alle famiglie degli affiliati finiti dietro le sbarre. Al vertice dell’organizzazione figurano due imprenditori casertani operanti nel settore delle auto, con base logistica divisa tra l’Italia e la Spagna. Per loro il Gip ha disposto la custodia cautelare in carcere con l’accusa di associazione per delinquere e autoriciclaggio, aggravati dall’agevolazione mafiosa.

