Notizie inquietanti rimbalzano sui media: Chiunque voglia unirsi alla difesa dell’Ucraina, dell’Europa e del mondo può venire e combattere fianco a fianco con gli ucraini contro i russi criminali di guerra”, è l’invito del presidente ucraino Volodymyr Zelens’kyj. In un video, ha spiegato che quella appena trascorsa “è stata una notte dura”, ha parlato di “attacchi brutali” e ha denunciato che Mosca ha “scelto tattiche per colpire le persone e tutto ciò che rende la vita normale: elettricità, ospedali, case”.
Ancora: Putin ordina l’allerta del sistema nucleare di deterrenza russo; Biden rilancia con l’alternativa all’imposizione di dure sanzioni alla Russia sarebbe la terza Guerra Mondiale; Ucraina, bombe su Kiev, Guerra Russia-Ucraina, Swift, banche, passaporti d’oro; Guerra Russia-Ucraina, il dramma dei profughi.
Insomma un diario raccapricciante di immagini di guerra che arriva anche attraverso canali telegram. Cosa fare? Fermarsi e guardare un po’ indietro, agli inizi del Novecento. La prima guerra mondiale fu un Conflitto combattuto dal 1914 al 1918, di dimensioni intercontinentali. Essa fu Innescata dalle tendenze imperialistiche coltivate dalle potenze europee e dalle pressioni nazionalistiche a partire dalla seconda metà del xix secolo, coinvolse 28 paesi e vide contrapposte le forze dell’Intesa (Francia, Gran Bretagna, Russia, Italia e loro alleati) e gli Imperi Centrali (Austria-Ungheria, Germania e loro alleati).
Il conflitto ebbe inizio il 28 luglio 1914 con la dichiarazione di guerra dell’Impero austro-ungarico al Regno di Serbia in seguito all’assassinio dell’arciduca Francesco Ferdinando erede al trono austro-ungarico, avvenuto il 28 giugno 1914 a Sarajevo per mano di Gavrilo Princip.
Alla fine della Grande Guerra il bilancio fu terrificante. Oltre 70 milioni di uomini furono mobilitati in tutto il mondo, di cui oltre 9 milioni non tornarono più a casa e, si registrarono circa 7 milioni di vittime civili, non solo per gli effetti delle operazioni di guerra, ma anche per le conseguenti carestie ed epidemie.
La seconda guerra mondiale, vide contrapporsi, tra il 1939 e il 1945, le cosiddette potenze dell’Asse e gli Alleati che, si combatterono su gran parte del pianeta. Il conflitto ebbe inizio il 1º settembre 1939 con l’attacco della Germania nazista alla Polonia e terminò, nel teatro europeo, l’8 maggio 1945 con la resa tedesca e, in quello asiatico, il 2 settembre successivo con la resa dell’Impero giapponese dopo i bombardamenti atomici su Hiroshima e Nagasaki. Al termine della guerra, l’Europa, fu ridotta a un cumulo di macerie, perdendo definitivamente il primato politico-economico mondiale, che fu assunto in buona parte dagli Stati Uniti d’America e parte dall’Unione Sovietica.
Considerato il più grande conflitto armato della storia, costò all’umanità sofferenze, distruzioni e massacri, con una stima di morti che oscilla tra i 55 e i 68 milioni di individui; le popolazioni civili si trovarono coinvolte nelle operazioni in una misura sino ad allora sconosciuta, e furono bersaglio dichiarato di bombardamenti, rappresaglie, persecuzioni, deportazioni e stermini.
A questi due eventi catastrofici, non sono mancati nei tempi focolai, stragi e guerre intestine che di tanto in tanto hanno minato la pace e gli equilibri di qualche popolo. A partire da ciò che la storia ci ha insegnato, come si può oggi parlare di guerra?
Come può il mondo fatto di gente comune guardare inerme ed impaurito ed essere in balia del modus agendi di pochi? Ben vengano le manifestazioni di piazza, le mobilitazioni di gente comune, le preghiere di tanti che inneggiano alla pace.
Possibile, che si ricada nel vortice di una ciclicità che sembra non insegnare nulla? Non siamo ancora fuori dallo spettro del Coronavirus che ha destabilizzato gli equilibri personali e mondiali, che ci troviamo di fronte ad un nuovo mostro che si aggira per il pianeta: La Guerra Russia-Ucraina.