Una nuova arma contro il diabete: “pancreas artificiale” di nuova generazione
La nuova tecnologia non richiede particolari regolazioni. Basta inserire il peso del paziente al momento della sua applicazione iniziale e una generica indicazione sulla quantità di cibo consumato. Il cuore del dispositivo è un algoritmo che gestisce la somministrazione dell'insulina
Milioni di persone in tutto il mondo continuano a soffrire di diabete. Circa 425 milioni di persone ci convivono, secondo la Federazione Internazionale del Diabete, e questo numero sta lentamente aumentando. Questo significa che una persona su undici deve gestire la malattia ogni giorno. Il diabete può portare a cecità, infarto, ictus, amputazione o insufficienza renale. La previsione è che entro il 2045, il numero dei malati salirà a 629 milioni.
In Italia ci sono almeno 4 milioni di diabetici: il diabete di tipo 1, detto anche insulino-dipendente o autoimmune, colpisce 500mila persone, il diabete di tipo 2 oltre 3 milioni e mezzo. Ma c’è anche un’ampia fetta di persone con diabete di tipo 2 che non sa di avere la malattia.
Fortunatamente, più ricercatori specializzati nel diabete stanno lavorando per generare rimedi per alleviare le lotte quotidiane che la condizione presenta. Difatti, dagli Stati Uniti arriva un dispositivo di nuova generazione per la somministrazione di insulina, in grado di gestire in autonomia la somministrazione dell’ormone alle persone con diabete dosandola sulla base dei livelli di glicemia. Testata da un team di ricerca coordinato dal Massachusetts General Hospital di Boston, la tecnologia consentirebbe di avere un migliore controllo del diabete rispetto ai metodi tradizionali. I risultati della ricerca, finanziata dai National Institutes of Health americani, sono stati pubblicati sul New England Journal of Medicine. Quello dei microinfusori automatizzati di insulina, i cosiddetti “sistemi ibridi ad ansa chiusa” comunemente chiamati “pancreas artificiali”, “è un settore in rapida evoluzione: quelli disponibili in commercio necessitano di un importante e frequente contributo del medico e del malato nella regolazione delle impostazioni“, hanno spiegato i ricercatori.
“pancreas artificiale” di nuova generazioni
La nuova tecnologia, invece, non richiede particolari regolazioni. Basta inserire il peso del paziente al momento della sua applicazione iniziale e una generica indicazione sulla quantità di cibo consumato ai pasti (“come al solito”, “più del solito”, “meno del solito”). Il cuore del dispositivo è un algoritmo che gestisce la somministrazione dell’insulina.
Nel test condotti su 219 pazienti tra i 6 e i 79 anni in 16 centri americani, seguiti per 13 settimane, il dispositivo ha comportato un miglioramento dei valori di emoglobina glicata, un indicatore di un buon controllo della glicemia, passati dal 7,9% al 7,3%, oltre a un aumento di oltre due ore al giorno del tempo trascorso con livelli di glicemia nella norma, ovvero circa il 65% della giornata. “Il nuovo sistema presentava, invece, tassi di ipoglicemie leggermente più alti, ma non tali da destare preoccupazione. La nostra osservazione è che questo sistema può migliorare in tutta sicurezza il controllo del glucosio. E lo fa nonostante richieda molti meno input da parte degli utenti e dei loro operatori sanitari”, ha riferito il coordinatore dello studio Steven Russell. Ciò, “ha importanti implicazioni per i bambini e gli adulti che convivono con il diabete“.
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