Una serata come tante altre, da trascorrere allegramente in compagnia dei propri amici, che improvvisamente si tinge dei foschi colori del dramma. Tutto ha avuto luogo a Napoli nel quartiere Vomero, precisamente in via Aniello Falcone, una delle strade della movida partenopea lungo cui si trova il Flame, un locale molto conosciuto che, durante il fine settimana, diventa luogo di ritrovo per tanti giovani e giovanissimi della città. Proprio qui, la sera del 6 febbraio, si era recato Guglielmo Celestino, ragazzo di diciannove anni residente in via Caravaggio, figlio di un noto avvocato civilista della città; il giovane aveva trascorso la giornata, come spesso accadeva, con i suoi piccoli allievi di calcetto della polisportiva Pallottini e, a fine giornata, aveva raggiungo il Flame in compagnia di alcuni amici e del fratello minore.
La serata sembrava scorrere senza particolari intoppi quando, tutto d’un tratto, i compagni d’uscita di Guglielmo hanno perso le tracce del ragazzo, che alcuni testimoni raccontano di aver visto mentre usciva barcollante dal locale, probabilmente a causa di qualche drink di troppo. Quando la festa è arrivata a conclusione, del diciannovenne non si era saputo più nulla: inutilmente il fratello e gli amici lo hanno cercato nei paraggi fino a notte inoltrata, arrivando anche a ricontrollare il locale intorno alle ore 02,00 per verificare se, per caso, Guglielmo fosse intanto tornato sui suoi passi. È stato a questo punto che i familiari hanno allertato gli uomini delle forze dell’ordine, perseverando in una ricerca che, col passare delle ore, si impregnava di paure e disperazione. La drammatica scoperta è avvenuta solo dopo dodici ore, nel primo pomeriggio del 7 febbraio: in una stradina privata, posta cinque metri al di sotto del manto di via Aniello Falcone, giaceva il corpo senza vita del diciannovenne, nascosto alla vista dai rami di un albero di arancio.
Cosa sia accaduto esattamente a Guglielmo e in che stato di coscienza si trovasse al momento della morte, potrà essere stabilito con certezza solo a seguito dell’autopsia; per ora, grazie agli elementi raccolti sul posto dai carabinieri, i pm Mario Canale e Nunzio Fragliasso possono solo ipotizzare che il giovane, sotto gli effetti dell’alcol, si sia appoggiato alla balaustra che separa via Falcone dalla stradina sottostante, perdendo l’equilibrio e precipitando fatalmente. Gli inquirenti escludono, per il momento, la pista di una colluttazione: sul corpo della vittima sono stati infatti ritrovati, senza apparenti segni di manomissione, tutti i soldi e gli effetti personali che risulta avesse con sé quella sera fatale. Una storia tragica che, in una spirale infinita di tormenti per amici e parenti, lascia aperti numerosi interrogativi, specialmente su come magari sarebbero andate diversamente le cose se, dopo il volo di cinque metri, qualcuno avesse potuto prestare un immediato soccorso a Guglielmo.
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