Un ingente quantitativo di rifiuti speciali, composto da circa 200 pneumatici, un veicolo completamente bruciato e oltre 6 metri cubi di materiali di scarto tra cui ingombranti, inerti edili e plastica. È quanto scoperto a Villa Literno, nel Casertano, dai carabinieri forestali della stazione di Castel Volturno: il ritrovamento è avvenuto lungo un tratto di via Santa Maria a Cubito e all’interno dell’adiacente canale di bonifica del Consorzio del bacino inferiore del Volturno, denominato “cavone Amore”. La situazione portata alla luce dai militari, oltre a determinare un notevole degrado dello stato dei luoghi, costituisce un serio problema igienico-sanitario, fonte di inquinamento del suolo e sottosuolo ed un possibile pericolo per la pubblica incolumità in caso di combustione illecita dei materiali sversati nella discarica abusiva. In virtù di ciò, gli uomini dell’Arma hanno posto sotto sequestro l’intera area, delimitandola con l’apposita segnaletica e affidandone la custodia giudiziaria del sito al Comune di Villa Literno.

I roghi di rifiuti sono uno delle problematiche più annose del territorio casertano. Solo due giorni fa, il 30 agosto, i cittadini di Orta di Atella e dei comuni limitrofi si erano svegliati con l’odore acre di un nuovo rogo divampato nel territorio atellano intorno alle 6.30, quando una grossa nube nera aveva reso l’aria irrespirabile. Sempre a Orta di Atella, appena un giorno prima, erano andati in fiamme diversi rifiuti, tra cui grossi sacchi contenenti scarti tessili, in via Salvatore Lanzano. Una cappa di fumo nero che, ancora una volta, aveva costretto i cittadini a barricarsi nelle proprie abitazioni, con un odore talmente forte da essere segnalato anche ad Aversa. Una lotta, quella contro i roghi di rifiuti in Terra dei fuochi, che non trova pace: negli ultimi mesi, proprio grazie alla gestione pianificata dell’emergenza inquinamento in Campania e alle operazioni delle forze dell’ordine, è stata registrata una forte diminuzione delle segnalazioni di reati ambientali. Un risultato, questo, raggiunto tramite controlli mirati verso quelle filiere produttive considerate a rischio sversamenti, il più delle volte legate ad attività imprenditoriali irregolari o svolte nel mancato rispetto delle norme in materia ambientale.

