West Nile nel Casertano: tre casi accertati, due ricoveri: Cos’è il virus e come proteggersi
La febbre West Nile non è una malattia che deve suscitare particolare allarmismo: Nelle persone sane nell’80% dei casi, l’infezione non provoca sintomi, e in un caso su cinque provoca i normali malesseri associati a un'influenza
Sono stati confermati i primi tre casi di virus West Nile nella provincia di Caserta. L’Asl ha certificato le infezioni in tre comuni, tra cui Orta di Atella, dove il sindaco Antonino Santillo ha annunciato l’attivazione immediata di misure straordinarie per la tutela della salute pubblica. A tal proposito per contrastare la diffusione del virus, sono stati programmati interventi straordinari di disinfestazione: le operazioni, affidate all’Asl e al Consorzio C.R.I.D., prenderanno il via il 23 luglio alle ore 22, e saranno replicate la sera successiva in tutta l’area urbana. Inoltre, il primo cittadino invita la popolazione a segnalare eventuali sintomi sospetti al medico di base, soprattutto se compaiono febbre alta, malessere, sfoghi cutanei o disturbi neurologici.
Il virus West Nile è un virus della famiglia dei Flaviviridae, individuato per la prima volta nel 1937 in Uganda nel distretto del West Nile, che ha dato il nome alla malattia. È diffuso in Africa, Asia occidentale, Europa, Australia e America ed è più frequentemente trasmesso all’uomo dalla zanzara comune (Culex pipiens): una delle specie autoctone più diffuse nel nostro Paese. Il contagio avviene esclusivamente tramite la puntura di zanzare infette e non si trasmette da persona a persona.
Due ricoveri a Caserta
Due dei tre pazienti sono attualmente sotto osservazione all’ospedale Sant’Anna e San Sebastiano di Caserta. Entrambi presentano sintomi riconducibili al virus: febbre alta, cefalea e segni di infezione. Un terzo paziente, invece, è stato già dimesso.
Sintomi e decorso
Nella maggior parte dei casi (circa l’80%) l’infezione da West Nile è asintomatica. Il 20% degli infetti può manifestare sintomi lievi come febbre, nausea, vomito, cefalea, ingrossamento dei linfonodi e sfoghi cutanei. In meno dell’1% dei casi – specialmente tra anziani o persone con difese immunitarie basse – il virus può evolvere in forme neurologiche gravi come encefaliti, meningiti o paralisi. Il tempo di incubazione varia da 2 a 14 giorni dopo la puntura della zanzara infetta. Nei casi più critici, dopo un miglioramento iniziale, possono insorgere alterazioni dello stato di coscienza, disorientamento e convulsioni. In questi casi è fondamentale recarsi subito in Pronto Soccorso.
Diagnosi e trattamento
La diagnosi avviene mediante test di laboratorio (Elisa o Immunofluorescenza) su siero o fluido cerebrospinale. Possono essere impiegati anche la Pcr o la coltura virale. Tuttavia, è possibile che i test risultino negativi nei primi giorni dall’insorgenza dei sintomi, rendendo necessario un secondo controllo a distanza. Non esiste una terapia specifica per il virus West Nile. Nelle forme lievi si guarisce spontaneamente, mentre nei casi più gravi è previsto il ricovero in ospedale, con somministrazione di fluidi e supporto respiratorio.
Come prevenire
Al momento non esistono vaccini disponibili per l’uomo. La prevenzione è dunque legata al contenimento delle zanzare e alla protezione personale. Le autorità sanitarie consigliano:
Utilizzo di repellenti cutanei, soprattutto al tramonto e nelle ore notturne
Indossare abiti chiari e coprenti
Installare zanzariere a porte e finestre
Eliminare l’acqua stagnante da sottovasi, secchi, contenitori
Coprire o svuotare le piscine non utilizzate
Cambiare frequentemente l’acqua nelle ciotole per animali
Inoltre, il Ministero della Salute ha attivato il numero verde 1500 per fornire informazioni utili alla popolazione.
West Nile in Italia: un virus ormai endemico
Il virus West Nile non è una novità per il nostro Paese. Il primo focolaio fu individuato nel 1998 in Toscana, nei pressi del Padule di Fucecchio. Da allora, soprattutto a partire dal 2008, la presenza del virus si è stabilizzata con focolai annuali in numerose regioni, tra cui Emilia-Romagna, Veneto, Lombardia, Lazio e Sicilia. L’anno più critico è stato il 2018, con 606 casi confermati, di cui 239 nella forma neuroinvasiva. L’Italia resta dunque un territorio a rischio, soprattutto durante i mesi estivi. Per questo è fondamentale mantenere alta l’attenzione e seguire le indicazioni delle autorità sanitarie.
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