Il periodo di permanenza obbligata tra le mura domestiche prosegue e con esso la necessità per ognuno di noi di prevedere momenti di temporanea evasione mentale dal continuo flusso di notizie sull’epidemia da Covid-19. Ecco, dunque, la quarta parte della nostra selezione di musica, con dischi da scoprire o riscoprire durante questa “quarantena”. Qui è possibile trovare la prima, la seconda e la terza parte della lista.
1. Tapestry – Carole King, 1971

Pietra miliare dei primi anni Settanta, questo album è legato indissolubilmente a Mud slide slim and the blue horizon di James Taylor: usciti a pochi mesi di distanza, i due dischi sono stati registrati in contemporanea condividendo molti tra i musicisti in organico, tra i quali Joni Mitchell e gli stessi Taylor e King. Condividono anche la hit You’ve got a friend, uno dei brani più belli mai scritti dalla cantautrice statunitense, che qui raccoglie anche altre sue hit portate al successo da artisti diversi come (You make me feel like) A natural woman, interpretata con successo già da Aretha Franklin alcuni anni prima. Come il suo parente tayloriano, questo è un disco caratterizzato da atmosfere intime e talvolta meditative, ideale per accompagnare splendidamente un placido pomeriggio casalingo.
2. Desperado – Eagles, 1973

Il secondo album in studio della band storica del country rock statunitense è un concept album ambientato in un leggendario Far West americano e racconta le vicissitudini di una banda di fuorilegge, allegoria neanche troppo velata della vita di una band in tournée. L’invito è quello di perdersi col pensiero in orizzonti lontani tra le pieghe di un’opera di indiscussa bellezza, con brani immortali come la title-track o Tequila Sunrise.
3. Oxygène – Jean-Michel Jarre, 1976

Una proposta originale che, per molti, rappresenterà un ascolto molto diverso dal solito: questo disco strumentale è un unico, grande fiume musicale che scorre ininterrottamente dalla prima all’ultima traccia. Essendo stato registrato dal noto musicista francese completamente da solo nella propria abitazione, sembra tagliato apposta per questi tempi di permanenza obbligata in casa e, anche per il suo largo uso di sintetizzatori, ha avuto un ruolo importante nella storia e nello sviluppo della musica elettronica. Non vi resta che intraprendere questo sorprendente viaggio tra atmosfere cosmiche e raffinati intrecci di synth.
4. Breakfast in America – Supertramp, 1979

Sono molte le band del progressive rock inglese che, con l’arrivo degli anni Ottanta, si accostano a sonorità più vicine al pop e iniziano a sfornare hit da classifica. Breakfast in America è uno tra gli esempi più fulgidi in tal senso, probabilmente anche in virtù del fatto che Roger Hodgson e soci una certa attitudine al genere l’avevano fatta trasparire anche in passato. The logical song, Goodbye stranger e la famosa title-track sono soltanto alcune tra le perle contenute all’interno di questa pietra miliare della musica.
5. 90125 – Yes, 1983

Un altro tra gli esempi più conosciuti di band passate dal prog-rock a un sound più commerciale è senza dubbio questo album degli Yes, il primo con il chitarrista e compositore Trevor Rabin, che ha permesso al gruppo inglese di farsi conoscere da una fetta ben più ampia di pubblico senza, nel contempo, perdere qualità dal punto di vista musicale. Da segnalare, oltre alla conosciuta Owner of a lonely heart, primo brano della band a raggiungere la vetta della Billboard Hot 100, la raffinata potenza di Changes.
6. Elio Samaga Hukapan Kariyana Turu – Elio e le storie tese, 1989

Il primo album del “simpatico complessino” milanese è un vortice di ilarità, genio e incredibili capacità musicali senza soluzione di continuità. Un disco che accende il buonumore in uno scroscio di risate, quindi senz’altro indicato per il periodo e per i momenti più cupi, ma sulla cui qualità musicale, fuori dal comune, non si discute: Elio e le storie tese rimarranno, per inventiva e bravura, uno tra i migliori collettivi musicali mai apparsi in Italia.
7. Parachutes – Coldplay, 2000

Molti appassionati di musica storcono il naso quando si parla di Chris Martin e soci e, probabilmente, neanche troppo a torto: pur avendo da sempre tenuto conto di vendite e classifiche, di uscite troppo sguaiatamente commerciali la band britannica ne ha accumulate fin troppe. Il loro album d’esordio, tuttavia, rimane ancora oggi un ascolto più che piacevole, grazie a canzoni vissute e ben scritte accompagnate da uno stile riconoscibile, nel quale si può avvertire l’influenza di Radiohead e U2.
8. Discovery – Daft punk, 2001

Il secondo lavoro in studio del duo francese ha un filo conduttore che lo caratterizza: il campionamento. Scavando nella musica del passato, specialmente nel repertorio dei decenni Settanta e Ottanta, i Daft Punk hanno assemblato un disco elettronico che gettò le basi per il genere negli anni successivi, sfornando al contempo un album molto più accessibile e digeribile per il grande pubblico rispetto al precendente Homework: tutti ancora oggi ricordano perfettamente pezzi come One more time o Harder, better, faster, stronger.
9. Hideout – Parcels, 2017

Giovanissima band australiana, i Parcels sono una tra le realtà più interessanti del panorama musicale degli ultimi dieci anni, con il loro riuscito mix fra pop ed elettronica con evidenti echi di musica soul e disco anni Settanta. Se ne accorsero anche i Daft Punk che, dopo averli ascoltati in concerto in Francia, decisero di invitarli nei loro studi di Los Angeles. Nella loro breve carriera, hanno finora prodotto un unico disco, ma quello qui proposto è il loro secondo Ep, composto da 5 tracce di ottima fattura capaci di mettere d’accordo ascoltatori anche molto diversi tra loro.
10. As you were – Liam Gallagher, 2017

A seguito dello scioglimento dei Beady Eye nel 2014, l’ex frontman degli Oasis decide di intraprendere una carriera da solista e, dopo tre anni, sforna un disco che riceve l’approvazione di critica e pubblico. As you were è anche il primo lavoro di Liam in grado di reggere il confronto con le pubblicazioni del fratello Noel, negli ultimi anni in fase calante rispetto ai promettenti esordi da solista. L’album si apre con la prorompente Wall of glass e strizza l’occhio alla musica che ha reso famosa la band dei Gallagher bros. in tutto il mondo.
(Si ringrazia, per la preziosa collaborazione fornita, gli organizzatori del Music Remains, un’interessante realtà culturale che periodicamente, al Civico 103 di Aversa, promuove incontri di ascolto collettivo e riscoperta degli album che hanno fatto la storia della musica, rigorosamente in vinile).
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