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Home Politica

Aversa, caso Carpentiero: appello alla “bella parte della città” di cinque consiglieri comunali di maggioranza

Pier Paolo De Brasi di Pier Paolo De Brasi
14 Aprile 2020
in Politica
consilglieri comunali

Un momento dei festeggiamenti subito dopo la vittoria di Alfonso Golia

Il rammarico per il defenestramento di Nico Carpentiero, “autentico garante tecnico della primavera di verità promessa”, e un appello “a quella parte bella della città, che un anno fa ha creduto nella possibilità di farla risorgere” di “fare ancora un passo avanti” per rendersi “disponibile a entrare nelle questioni vive della città con generosità e disinteresse”. Le frasi sono nella nota firmata dai consiglieri comunali di maggioranza Luisa Diana Motti, Paolo Santulli, Imma dello Iacono, Eugenia D’Angelo e Francesco Forleo, all’indomani della decisione del sindaco Alfonso Golia di fare a meno del commercialista come assessore al Bilancio, cui è seguita la risposta di Carpentiero e la conseguente replica del primo cittadino con l’intervista rilasciata in esclusiva a Il Crivello.

Nel documento i cinque consiglieri comunali parlano di un Carpentiero “giustiziato” perché “non era compatibile con la perpetuazione dell’ordine amministrativo costituito, quello che, nel tempo, ha fatto scivolare Aversa in una condizione finanziaria disastrosa, celata attraverso omissioni e artifici contabili. Perché quest’appiattimento sulla parte dominante dell’apparato?”, si chiedono i cinque, rivolgendosi al sindaco e lanciando un primo attacco a chi ha tenuto e tiene ancora ben strette le redini della macchina amministrativa. “Se chi ha in mano le carte da decenni e ‘l’esclusiva’ della competenza si mette di traverso, può impantanare l’azione amministrativa di chiunque, lasciando al palo l’eletto dal popolo, che rischierà di trovarsi contro lo stesso popolo che l’ha eletto. Per non soggiacere a questa pressione, bisogna avere determinazione, competenza, grande spirito di sacrificio. L’assessore Carpentiero ha dato prova di queste qualità”.

Da qui Motti, Santulli, dello Iacono, D’Angelo e Forleo, passano all’attacco del sindaco, perché “un assessore tecnico conta in proporzione al sostegno attivo, che il sindaco gli assicura. L’assessore si era lasciato reclutare, credendo alla rivoluzione della ‘verità’ e della ‘trasparenza’. Come noi altri, come gli elettori aversani che hanno fatto la differenza al ballottaggio. Con la scelta del sindaco di consegnarsi all’apparato, che gli garantiva almeno di galleggiare ‘in sicurezza’, l’assessore Carpentiero si è trovato a essere sempre più d’impaccio: una presenza ingombrante, perché fautore di un difficile risanamento che, inevitabilmente stava facendo emergere inerzie e responsabilità”.

La difesa di Carpentiero dei cinque consiglieri comunali nei confronti di quello che chiamano l’apparato e del sindaco viene fuori in maniera più netta quando affermano che “man mano che emergevano le questioni, vedevamo sempre più nell’assessore Carpentiero l’autentico garante tecnico della primavera di verità promessa. Così, il sostegno alla sua azione e la questione dell’assetto dirigenziale, sono divenute le questioni dirimenti per una parte non trascurabile della maggioranza, che, dentro e fuori dei partiti, lega la propria presenza nel Consiglio comunale alla possibilità di onorare gli impegni assunti con i cittadini. Al sindaco questo era stato fortemente rappresentato. Con la precipitosa liquidazione, tra l’altro in tempo di Pasqua e di Covid, dell’assessore Carpentiero, a un passo dalla presentazione del bilancio di verità, si è inteso passare il Rubicone”.

Se la decisione del sindaco rappresenta, dunque, una scelta senza ritorno, forse le conseguenze politiche di questa scelta le vedremo in un prossimo futuro, ma nel frattempo i consiglieri comunali mettono sotto accusa “l’indirizzo ‘politicista’ assunto da tempo (in prossimità delle elezioni regionali)”, dal primo cittadino con “un certo aristocratico disinteresse verso la riscossione dei tributi (forse perché pratica elettoralmente scomoda)”, e la possibile conseguenza di “danni che pesano e peseranno terribilmente sulla vita amministrativa”.

“Il sindaco provi a governare i processi – è la sollecitazione dei cinque – il Covid non può giustificare un ulteriore indebolimento al timone del Comune” e “l’impegno dell’assessore alle Politiche sociali potrebbe anche bastare a sostenere le pur essenziali iniziative assistenziali”, ma senza una strategia compensativa “si rischia l’osso del collo”, è la previsione.

Ed ecco, dunque, l’attacco finale, con il ritorno ad una precisa figura dell’apparato. “Nell’area finanziaria non doveva esserci soluzione di continuità tra l’uscita del precedente dirigente e l’ingresso di un nuovo elemento (uno finalmente estraneo all’apparato ‘storico’) di pari esperienza e capacità. Invece, quest’area, decisiva per rimettere in piedi la città, viene affidata a una supplente, che già ha in carico le politiche sociali (la dottoressa Gemma Accardo n.d.r.), aumentate con le problematiche Covid e da quando Aversa è diventata capofila dell’Ambito territoriale sociosanitario C6 di cui, pare, che la stessa facente funzione sia stata nominata Coordinatore di Piano”. Insomma, troppo potere in mano ad una sola persona.

Inoltre, “non si doveva lasciare del tutto sguarnito il settore dell’igiene urbana, che da solo impegna enorme parte dei fondi comunali. Un settore da rivoluzionare completamente, lontanissimo com’è dagli standard minimi di economicità ed efficienza. Occorre un piano di emergenza per evitare il collasso del servizio. Sono vuoti che si pagano e pagheremo. Aversa non poteva permetterselo”.

Tutto questo, al momento, non porta i cinque consiglieri comunali a staccare la spina, né ad arrendersi. Motti, Santulli, dello Iacono, D’Angelo e Forleo chiamano alla ‘resistenza’ attiva “quella parte bella della città, che un anno fa ha creduto nella possibilità di farla risorgere come comunità viva e partecipata”. A questa parte di città i cinque consiglieri comunali chiedono “di fare ancora un passo avanti. Aversa è città importantissima, che trabocca di competenze. Se anche solo una piccola parte di queste si renderà disponibile a entrare nelle questioni vive della città con generosità e disinteresse, allora si potrà realizzare il necessario contrappeso all’arbitrio degli ‘addetti ai lavori’ grazie all’esercizio diffuso di proposta e di controllo, che potrebbe davvero fare la differenza, avviando la rinascita della nostra città”. Insomma, assessori cercasi in quella parte di città che non si lascia “bloccare dalla delusione e dallo sconforto”. Vedremo se e chi è pronto a rispondere.

 

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