Schiavone, meglio conosciuto come “Sandokan”, capo di una delle cosche più spietate della camorra dell’agro aversano ha deciso di parlare con i magistrati della Dda. Sembrerebbe che la sua collaborazione sia cominciata qualche settimana fa, ma l’ufficialità si è avuta solo ieri giovedì 28 marzo, quando le forze dell’ordine si sarebbero recate a casa dei familiari del boss per proporre il programma di protezione.

Schiavone, nato settant’anni fa a Casal di Principe, è stato arrestato l’11 luglio 1998, quando è stato trovato in un bunker all’interno di un’abitazione a Casal di Principe, insieme alla moglie e ai due figli. Attualmente deve scontare diverse condanne all’ergastolo. E detenuto da 26 anni in regime di carcere duro. La sua carriera criminale ha avuto inizio molto giovane. Dopo la morte di Bardellino, Francesco Schiavone ha assunto il comando del clan casalese. I suoi racconti potrebbero chiarire tantissimi casi ancora irrisolti e svelare complicità e rapporti con il mondo imprenditoriale e politico dagli anni 80 ad oggi. Il primo degli Schiavone a collaborare con la giustizia è stato Nicola, il primogenito di “Sandokan”, precisamente nel 2018. Scelta seguita nel 2021 dal fratello Walter. Gli altri figli del boss sono: Carmine, Ivanhoe, Emanuele Libero e due ragazzine, Angelica e Chiara, entrambe concepite durante la latitanza del genitore.


