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Home Inchieste

Focus criminalità e Covid #7/ Luigi Ferrucci (Fai): “Ci aspettiamo più aggressività nelle richieste di pizzo”

Pier Paolo De Brasi di Pier Paolo De Brasi
24 Maggio 2020
in Inchieste
criminalità

55 associazioni distribuite nelle regioni del Sud, un’unica federazione che le unisce “per interloquire a tutti i livelli con le istituzioni e, soprattutto, offrire alle tante vittime che ancora non denunciano un sicuro punto di riferimento e di appoggio”. Questa è la Fai, la Federazione delle associazioni antiracket e antiusura italiane, presieduta da un ristoratore di Castel Volturno, Luigi Ferrucci, con il quale continuiamo il nostro cammino per scoprire come la criminalità è pronta ad approfittare della crisi economica nata dal Covid-19.

Come associazione avete notizie di aziende che sono state avvicinate dalla camorra per ‘aiutarle’ in questo momento di difficoltà?

“In questi giorni in molti mi stanno chiedendo se stanno arrivando richieste di aiuto o denunce. È ovvio che questo non può accadere, in questa prima fase. Se io sto in difficoltà, se oggi sono costretto a rivolgermi agli usurai, non è che vado subito dai carabinieri. È chiaro che questo potrà avvenire molto più in là. Un’altra cosa che si teme sono le infiltrazioni della camorra nelle aziende. L’osservazione che mi sento di fare è che sicuramente il rischio c’è, ma anche questa cosa non può avvenire in maniera visibile. Mi spiego. Se ho un’attività e non riesco a riaprire, a sostenere le spese e sto chiuso da marzo, posso accettare chi si avvicina ti dice inizialmente che ti dà una mano, diventando il tuo socio occulto, poi socio di minoranza. Infine divento io prestanome della mia stessa azienda. Ed ecco che l’azienda dal circuito legale ricevo risorse ‘sporche’ ed entro nel circuito illegale. Un altro aspetto da considerare e di cui non si è molto parlato riguarda il pizzo. Come sappiamo, sono tre i periodi in cui viene richiesto: Natale, Pasqua e Ferragosto. Quest’anno a Pasqua la criminalità ha trovato le serrande abbassate per il Covid-19. Solo in questo caso hanno perso terreno e soldi. Ci aspettiamo, quindi, una recrudescenza di questa attività criminale, con una maggiore aggressività”.

Come avviene, di solito, il contatto con l’azienda da parte della criminalità?

“Ci sono varie modalità, una regola precisa non c’è. Spesso c’è il finto amico, questo succede anche per le estorsioni. Ti dice di non preoccuparti, che ci parla lui e che ti farà pagare di meno. Ma il punto di partenza sono gli strumenti messi in campo per rilanciare l’economia. C’è la cassa integrazione per i dipendenti, i prestiti attraverso le banche con la garanzia dello Stato. Potrebbero servire a dare liquidità alle imprese e a sostenere le persone che hanno perso il lavoro, ma il problema è che questi strumenti stanno andando troppo a rilento.  Lo strumento dei 25mila euro con la garanzia dello Stato, che le banche dovrebbero erogare senza istruttoria, è uno strumento valido. Ma il decreto prevede che questa garanzia dello Stato non può essere data laddove l’impresa è in sofferenza economica al 31 dicembre. Questa è una situazione non rara fra le imprese del nostro territorio, soprattutto perché non veniamo da un periodo florido precedente al Coronavirus. Quindi, non essendoci la garanzia, la banca rifiuta il prestito. Nel momento in cui la banca ti chiude le porte e io ho debiti, si affaccia la possibilità del finto amico che ti presta i soldi e mi devo rivolgere, a denti stretti, all’usuraio. Bisogna fare in modo che ciò non accada. Come associazione antiracket cerchiamo di essere attenti sui territori, tendiamo la mano e il nostro numero è stato attivo anche durante il lockdown. Facciamo di tutto affinché nessuno si senta solo, però bisogna fare presto, limare gli intoppi burocratici. Se da un lato è giusto controllare chi riceve questi soldi, dall’altro bisogna snellire le procedure”.

Le banche, quindi, come si stanno comportando? Stanno venendo incontro alle richieste delle aziende?

“Intanto dobbiamo dire una cosa forse impopolare ma ovvia: le banche non fanno beneficienza. Ci sono delle regole, anche internazionali, ma il punto focale rimane il decreto. Lo Stato non dà la garanzia alle aziende in difficoltà prima del 31 dicembre e sono le aziende che forse hanno maggiore bisogno. È chiaro che la banca non può dare i soldi senza una garanza a uno che sta già sta rovinato. Noi un’idea abbiamo cercato di darla. Si può ovviare a questa situazione magari dando anche delle piccole cifre a fondo perduto per far ripartire proprio la piccola bottega. Così si dà una mano a chi vuole seguire la via della legalità ma è in estrema difficoltà. Le banche all’inizio hanno usato questi soldi per coprire lo scoperto che i richiedenti avevano. Per fortuna, con una circolare, l’Abi ha affermato che questa procedura non era corretta e gli istituti bancari hanno rimediato al loro errore, chiamiamolo così”.

Ci sono settori più a rischio rispetto ad altri verso cui la criminalità punta con più interesse?

“Diciamo che storicamente, ma questo si nota anche dalle cronache che leggiamo, è la ristorazione il settore che la criminalità cerca maggiormente di accaparrarsi in Italia, così come all’estero. Ma la loro influenza ormai è rivolta alle più disparate attività. La loro bravura è stata quella di sfruttare le crisi che abbiamo avuto per poter trarre dei vantaggi.  Quando manca, come in questa crisi, la liquidità emerge il welfare della camorra, come giustamente qualcuno ha affermato. Funziona meglio dello Stato, perché non ha burocrazia e ha grande liquidità. A questo bisogna contrapporre un welfare legale fatto bene e che sia veloce”.

Perché la camorra si offre di ‘aiutare’ le aziende?

“Il problema che hanno le mafie è la grande quantità di soldi di provenienza illecita. Ragion per cui hanno la necessità e l’urgenza di immettere in attività legali questi soldi. Per fare questo hanno bisogno di acquisire le attività. In un momento di crisi come quella attuale, affiancano l’imprenditore in difficoltà e, come dicevo prima, inizialmente in maniera occulta, poi sempre più evidente, arrivano a controllare l’azienda. In tal modo il loro denaro rientra nel circuito legale e viene ripulito. Non scopriamo nulla di nuovo, è lo scopo di sempre, oltre ad essere un modo per controllare il territorio”.

 

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