Proseguono gli scontri e le violenze negli Stati Uniti a dieci giorni dalla morte di George Floyd, l’afro-americano ucciso a Minneapolis da un poliziotto bianco dopo un fermo. Il presidente Donald Trump è sempre più nella bufera, mentre fino a ieri il numero dei morti nel corso delle manifestazioni e dei tafferugli era arrivato a dieci in tutta la nazione, con numerosi feriti, migliaia di arresti e danni per centinaia di milioni di dollari. Le proteste, ormai, attraversano l’enorme Paese da una costa all’altra e finora hanno coinvolto almeno duecento città americane.
La situazione sta diventando particolarmente grave anche a New York, dove il governatore Andrew Cuomo e il sindaco Bill de Blasio hanno deciso di anticipare il coprifuoco dalle 23 alle 20, fermando il traffico al di sotto della 96esima Strada. Il Pentagono, da parte sua, ha già spostato ben 1.600 uomini nell’area della capitale Washington, tenendoli pronti a intervenire in qualsiasi momento, mentre anche la Casa Bianca continua a essere circondata dai manifestanti e protetta con particolare impiego di uomini e mezzi. Nelle strade di tutta America, intanto, sono stati dispiegati oltre 18mila soldati della Guardia Nazionale, inviati in ventitré Stati. E quasi ovunque il coprifuoco fortemente voluto dal presidente Trump viene violato, con migliaia di persone che continuano a manifestare anche dopo il tramonto.
Oggi anche il segretario alla difesa, Mark Esper, ha definito l’uccisione di Floyd un “crimine orribile” e ha aggiunto che gli agenti coinvolti dovrebbero essere “chiamati a rispondere per questo omicidio“. E sempre il capo del Pentagono ha, inoltre, chiaramente preso le distanze da Trump, dicendosi contrario all’utilizzo dell’Insurection Act (la legge che consentirebbe di impiegare l’esercito contro le rivolte interne), il cui utilizzo è stato minacciato dal presidente per fermare le proteste. Ancora più duro, nei confronti di Trump, è stato Art Acevedo, il capo della polizia di Houston, che non ha esitato ad attaccarlo con queste parole: “Se non hai qualcosa da dire, come Forrest Gump, allora non dirla. Parlo a nome dei capi della polizia di questo paese. Per piacere, se non hai qualcosa di costruttivo da dire – ha risposto alla Cnn – tieni la bocca chiusa perché stai mettendo uomini e donne ventenni a rischio“.
Un appello rivolto direttamente agli americani è stato lanciato oggi, nel frattempo, anche da Papa Francesco, che ha definito il razzismo un peccato e ha poi aggiunto: “Non possiamo tollerare né chiudere gli occhi su qualsiasi tipo di razzismo o di esclusione – ha detto durante l’udienza generale – e pretendere di difendere la sacralità di ogni vita umana. Nello stesso tempo dobbiamo riconoscere che la violenza delle ultime notti è autodistruttiva e autolesionista. Nulla si guadagna con la violenza e tanto si perde“.

