Su delega della Procura distrettuale antimafia di Napoli, la polizia di Stato e la Guardia di finanza hanno emesso un’ordinanza di applicazione di misura cautelare personale nei confronti di 7 persone vicine ai clan della camorra gravemente indiziate, a vario titolo, di concorso esterno in associazione di tipo mafioso.
L’accusa è di aver fornito un contributo concreto all’attività criminale del clan dei Casalesi, per sostenere l’associazione mafiosa nel perseguimento dei suoi scopi e per il trasferimento fraudolento di valori, con l’aggravante di cui all’art.416 bis.1 c.p. In carcere sono finiti Filippo e Nicola Capaldo, nipoti del boss Michele Zagaria, e Adolfo Greco, imprenditore di Castellammare di Stabia. Sono invece due i manager della Parmalat finiti ai domiciliari nell’ambito dell’inchiesta.
Le indagini, coordinate dalla Dda di Napoli e condotte dalla locale squadra mobile, dal commissariato di polizia di Castellammare di Stabia e dal Gico del Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria della Guardia di finanza di Napoli hanno evidenziato l’intromissione del clan dei Casalesi nel settore della commercializzazione e distribuzione del latte attraverso un’azienda fittiziamente intestata a una persona che fungeva da prestanome. L’inchiesta nasce da un filone della maxi operazione Olimpo che poco più di un anno fa ha portato a una quindicina di arresti nell’area stabiese tra boss e affiliati a quattro clan di camorra.
Il clan dei Casalesi è uno dei più potenti clan camorristici e una delle più potenti organizzazioni criminali al mondo. Originario di San Cipriano d’Aversa, il clan fu formato nella seconda metà del Ventesimo secolo. Si connota all’interno della camorra come un cartello criminale avente i tratti tipici paragonabili alla ‘ndrangheta o a cosa nostra. Oltre che nella provincia di Caserta, il clan risulta attivo anche nel Lazio meridionale, Puglia, Piemonte settentrionale, Molise, Toscana, Veneto, Friuli Venezia Giulia, Lombardia ed Emilia-Romagna, in particolare nelle province di Modena e Reggio Emilia, nonché in altri paesi del mondo, come la Spagna, dove gestisce un canale di distribuzione della cocaina proveniente dal sud America, in Germania, in Romania ed infine negli Stati Uniti d’America.